Economia

Povertà: un triste primato su scala europea

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Povertà sotto la lente europea. E dai dati divulgati da Eurostat l’Italia ne esce male. Il nostro Paese in fatto di indigenti batte tutti gli altri. Le persone in condizioni di deprivazione materiale e sociale “certificate” da Eurostat sono 10,5 milioni. Su un totale europeo di 75 milioni, gli italiani sono il 14%. E in valore assoluto peggio di noi nel vecchio continente non c’è nessuno. Stacchiamo nettamente sia la Romania, al 2° posto con 9,8 milioni, sia la Francia al 3° con 8,4 milioni.

Povertà: gli indicatori Eurostat

Ma quali sono gli indicatori scelti da Eurostat per arrivare a queste cifre? Per l’Istituto di statistica della Ue, sono considerate in condizioni di deprivazione le persone che non si possono permettere almeno 5 cose ritenute necessarie tra:

  • un pasto proteico ogni due giorni;
  • vestiti e beni nuovi per sostituire quelli inutilizzabili;
  • due paia di scarpe appropriate;
  • tenere adeguatamente calda la casa;
  • affrontare spese impreviste;
  • evitare l’accumulo di pagamenti arretrati;
  • un’automobile;
  • avere una piccola cifra settimanale da spendere per sé;
  • svolgere regolarmente attività ricreative;
  • fare una settimana di vacanze all’anno;
  • avere una connessione a internet;
  • fare un‘uscita al mese con la famiglia o gli amici.

Povertà: la classifica europea

E non è certo consolante che in termini percentuali le cose assumano un’altro aspetto. L’Italia in questo caso vede diluito il primato dei suoi 10,5 milioni di indigenti sul totale della popolazione. E scende così all’11° posto in classifica sui 28 stati dell’Unione europea (17,2%). Da questo punto di vista la Romania sale al 1° posto, con il 50%, seguita da Bulgaria (48%), Grecia (36%), Ungheria (32%) e Lituania (29%).

A stare meglio sono i cittadini dei Paesi del Nord Europa. La percentuale di persone in condizioni di deprivazione in rapporto al numero di abitanti è del 3% in Svezia, del 4% in Finlandia, del 5% in Lussemburgo e del 6% in Danimarca. Con una costante europea: la povertà colpisce di più chi ha un livello di istruzione più basso (25%) rispetto alle persone con un livello medio (14%) o una laurea (5%).

Italia: allarme sociale?

Ma torniamo al nostro Paese e mettiamo in rapporto i dati Eurostat con quelli Istat. Cosa ne esce? Un quadro preoccupante. Per l’Istat 18 milioni di persone residenti in Italia sono a rischio povertà o di esclusione sociale. E cioè circa il 30% della popolazione con il Mezzogiorno in primo piano. E anche la povertà assoluta, che si valuta con l’incapacità di acquistare i beni o i servizi essenziali, è in aumento. Negli ultimi 10 anni (2006-2016) siamo passati da 1,66 milioni a 4,7 milioni. E tra questi si contano 1,3 milioni di minori.

Povertà e reddito d’inclusione

Intanto dal 1° dicembre è partito il reddito d’inclusione per provare a tamponare l’impoverimento della popolazione. I nuclei famigliari in difficoltà possono chiedere ai Comuni un assegno variabile tra i 187 e i 485 euro al mese (da una a cinque persone). Il limite massimo è di 18 mensilità con una pausa di almeno 6 mesi per inoltrare una nuova richiesta. Ma a guardare stanziamenti (1,845 miliardi di euro) e numero degli interessati la misura è insufficiente. Servirà infatti ad alleviare la povertà assoluta per 1,8 milioni di persone. E quindi sarà utile solo nel 38% dei casi.

 

 

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