Economia

Prato, no alla fase 2: aziende cinesi chiuse anche dopo il 4 maggio

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Marco Wong, consigliere comunale di Prato e presidente onorario di Associna

Fase 2 e Coronavirus: i cinesi di Prato restano a casa. Anche dopo il 4 maggio. Anche se nella provincia ci sono solo 515 casi positivi ed è una delle meno colpite dall’epidemia in Toscana. Parliamo di circa 25mila persone e 4.800 aziende del settore tessile/moda, che dopo quelle di Parigi e Londra rappresentano la più grande comunità cinese presente in Europa in rapporto alla popolazione residente.

Perché la stragrande maggioranza delle aziende cinesi di Prato ha fatto questa scelta e da lunedì scorso non ha iniziato a preparare i macchinari? Semplice: “È troppo presto per riaprire. la situazione sanitaria non è ancora sotto controllo”, sostiene Marco Wong. Eletto in consiglio comunale con la lista del sindaco Matteo Biffoni, Wong tra l’altro è il presidente onorario di Associna (l’associazione delle seconde generazioni cinesi). “La preoccupazione sul rischio sanitario è ancora molto forte nella nostra comunità”, sottolinea sempre a ilfattoquotidiano.it:; “E ci sembra che ci sia troppa voglia di riaprire subito. La Cina ci insegna che bisogna farlo gradualmente e solo quando la situazione è contenuta. Molti di noi continueranno a lavorare in smart working”.

Sulla stessa linea per la fase 2 anche Lorenzo Wang, rappresentante dei giovani cinesi d’Europa: “Dal punto di vista degli affari, la stagione primaverile e quella estiva sono ormai perse” ha detto a La Nazione. E poi, “la curva dei contagi non è ancora ai livelli di sicurezza e non vogliamo rischiare”.

Il tutto nonostante la dura battaglia di Confindustria Toscana Nord per la riapertura delle aziende del comparto tessile anche di Prato addirittura prima della fase 2. “Le associazioni di categoria fanno il loro mestiere e lo capisco; ma noi vogliamo attenerci alle indicazioni degli esperti: secondo loro è ancora troppo presto per riaprire. Non vogliamo mettere in pericolo la nostra salute”, conclude Wong.

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