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Carlo Acutis, il ragazzo del web: una storia di santità che fa riflettere

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Carlo Acutis, l’adolescente scomparso a soli 15 anni nel 2006, salirà il primo gradino degli altari il prossimo 10 ottobre. Verrà infatti beatificato quel giorno nella basilica superiore di Assisi, la città di San Francesco dove le spoglie mortali del giovane riposano ora presso Il Santuario della Spogliazione.

La sua vicenda, che si avvia ad essere iscritta nei fasti della Chiesa cattolica, si è già meritata un’estesa citazione di Papa Francesco. Nell’Esortazione post-sinodale “Christus vivit” del 2019 (nn. 104-106), il Pontefice lo addita ai giovani come esempio di creatività e genialità nell’approccio responsabile e cristianamente consapevole al mondo digitale.

Ma la straordinarietà dell’esperienza di Carlo non si limita a questo. Dopo averla brevemente illustrata, proveremo ad interrogarci sul senso ecclesiale della sua beatificazione: quella di poco più di un bambino.

Per Cristo e la Chiesa

Acutis nasce il 3 maggio 1991 a Londra, dove la famiglia risiede per impegni di lavoro del padre. La sua troppo breve vita la trascorre invece per lo più a Milano, attorno alla parrocchia di Santa Maria Segreta. È segnata con straordinaria precocità dalla più fervente pietà religiosa. Fa la prima Comunione a 7 anni anziché 8. Dall’età di 12 anni pratica regolarmente Messa e comunione quotidiane; come anche la recita del rosario e l’adorazione eucaristica. Si riferisce al Sacramento dell’Altare come alla sua “autostrada per il cielo”. Allestisce infatti anche una mostra virtuale sui miracoli eucaristici.

Naturalmente il suo amore ardente per Gesù Cristo non può non assumere anche i necessari, corrispondenti tratti della carità fraterna. Sempre attento alle necessità materiali ed ai bisogni spirituali degli altri, se ne dà pensiero coi ragazzi del catechismo, i poveri della mensa della Caritas, i bambini dell’oratorio.

Intendiamoci: non è nemmeno privo degli interessi più consueti per un ragazzino della sua età. Ma in tutti gli aspetti della sua esistenza (compresi lo studio, il divertimento, lo svago, lo sport) sono dominanti le preoccupazioni di piacere a Dio ed annunciare Gesù Cristo. Bandisce così dal suo modo di fare le volgarità e la vacuità, prendendo seriamente la vita e la vocazione battesimale. Secondo certe note biografiche, è addirittura presago di morte immatura.

Verso la beatificazione

In effetti, la morte che da san Francesco aveva già imparato a chiamare “sorella” arriva repentina per Carlo. E ben più che immatura, all’età di 15 anni. Una forma leucemica fulminante lo porta via in pochi giorni, il 12 ottobre 2006, nell’ospedale San Gerardo di Monza. Sopporta esemplarmente quella breve ma intensa sofferenza, offrendola per la Chiesa e il Papa. Viene sepolto nella nuda terra ad Assisi, città che gli era cara come luogo per ritemprare lo spirito.

Nel 2013, la Santa Sede acconsente all’apertura della causa diocesana del Servo di Dio, svoltasi a Milano fino al 2016. Lo scorso febbraio, Papa Francesco autorizza il riconoscimento di una guarigione prodigiosa attribuita all’intercessione di Carlo Acutis. Si tratta del caso di un bambino brasiliano affetto da una rara malformazione congenita a carico del pancreas. Il 10 ottobre il ragazzo sarà dunque proclamato beato, nel corso di una Messa presieduta dal cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.

In grande compagnia

Veniamo a qualche riflessione. Prima di tutto, la Chiesa non è nuova ad additare giovani e giovanissimi “amici di Gesù Cristo”. È lo stesso Pontefice, sempre nella “Christus vivit”, ad enumerarne diversi. Dal pretoriano romano Sebastiano del III secolo al beato Pier Giorgio Frassati all’inizio del secolo scorso, passando per Giovanna d’Arco, Domenico Savio, Teresa di Lisieux e tanti altri. A parte, ovviamente, il caso eclatante e specialissimo di adolescente tutta riservata a Dio: la beata vergine Maria, che secondo la tradizione partorì Gesù proprio attorno ai 15 anni di età.

Innocenza e senso del sacro

A pensarci bene, l’età giovanile potrebbe non essere un limite e, al contrario, rappresentare un vantaggio per la disponibilità alla sequela esigente del Vangelo. Questo era forse più vero in un passato davvero prossimo, quando l’innocenza morale dei bambini era mediamente più protetta a livello sociale. Oggi, certo, la pietà religiosa e lo zelo evangelico di un giovanissimo potrebbero essere maggiormente sospettati di pressioni e condizionamenti familiari. D’altra parte, però, il diffuso smarrimento del senso del sacro porta a dare credito a scelte tanto impegnative quanto fonti concrete d’incomprensione generale.

Gesù al primo posto

Si accennava ai santi ed ai beati come agli “amici di Gesù”. È questa una definizione suggestiva e di sicuro fondamento evangelico (Gv 15, 13-15), bisognosa naturalmente di comprensione ragionata e ragionevole, ma da non sottovalutare. È difficile, infatti, di fronte ad esperienze come quella di Carlo Acutis, non scorgere tracce di un rapporto misteriosamente personale con il Cristo. E di radicale sequela gesuana: in effetti, non pare vi fosse persona più importante, per il giovane milanese, di Gesù riconosciuto come Signore.

Il patrono del web

Se c’è, dunque, un richiamo di sicura e generale validità nell’esperienza di umana santità di Carlo, esso è costituito dalla collocazione dell’amore di Dio al primo posto. E dall’identificazione dell’amore al prossimo nell’impegno a condurlo a Lui. Molto importante è anche l’esempio di un uso moderato e distaccato delle potenzialità tecniche insite nei frutti delle nostre conoscenze scientifiche. Per questa ragione, Acutis potrebbe diventare patrono del web.

A ciascuno il proprio carisma

In conclusione, a noi pare convenga limitarsi a quanto abbiamo detto e limitarsi è certo un modo di dire, perché non è affatto facile essere rivolti a Dio come Carlo Acutis. Un esempio come il suo serve a far riflettere, ma non può essere riprodotto normalmente. Ricorrono un’evidente singolarità e, per chi crede, un privilegio particolare riservati a Carlo Acutis. Quanti s’ispirano a lui devono sentirsi interpellati a cercare nella loro vita il proprio carisma, quale che esso sia. Ma sapendo che difficilmente potrà essere il medesimo.

Del resto, questa consapevolezza era anzitutto di Carlo stesso, come ricorda Papa Francesco, citando una frase del giovane: “Tutti nascono originali, ma molti muoiono fotocopie”. Lasciare sbocciare il dono di Dio dato a ciascuno è la grazia per cui Carlo Acutis intercede più volentieri.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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