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Caso Siri e 5 Stelle: le domande alla Lega da crisi di governo

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Armando Siri è senatore della Lega e sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Caso Siri: i 5 Stelle vanno ancora all’attacco. E in sostanza chiedono formalmente le dimissioni del senatore leghista indagato per corruzione dall’incarico di sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Dopo la revoca delle deleghe a Siri da parte del suo ministro Toninelli, il Movimento stavolta non parla per voce di qualcuno dei suoi rappresentanti o del leader Di Maio, ma prende posizione con una nota pubblicata sull’organo ufficiale, Il blog delle Stelle.

Approccio alla cosa pubblica

In una lunga premessa, si rivendica tra l’altro la legge spazzacorrotti e un approccio alla cosa pubblica «diverso da quello a cui ci ha abituato per decenni la politica che ci ha preceduto». Tanto da ritenere che il Movimento 5 Stelle sia una forza politica che «può arrogarsi il diritto di parlare di questione morale e di opportunità politica».

Siri e le dimissioni

«La politica deve dare il buon esempio», si afferma nella nota. “Nessuno può nascondersi dietro la presunzione di innocenza di fronte all’ipotesi di un reato di corruzione. Non può farlo, a maggior ragione, quando nella stessa inchiesta emergono legami con la mafia».
Secondo i 5 Stelle «quando un politico viene accusato dalla magistratura di essere un corrotto, deve fare un passo indietro e chiarire. Si può difendere, è un suo diritto, ma deve farlo lontano dalla sua carica. È quel che è accaduto al sottosegretario Armando Siri. E quel che abbiamo chiesto, in virtù della nostra coerenza, è stato che si mettesse in panchina fino al chiarimento definitivo, che rinunciasse al suo incarico nel governo mantenendo comunque il ruolo di senatore».

L’attacco alla Lega

Questo principio per il Movimento «è un pilastro indiscutibile». La Lega invece «finora si è tirata indietro. Ha minimizzato, e non ha dato risposte ai cittadini. O, peggio, ha cercato di spostare l’attenzione sposando la linea dell’Espresso e attaccando in maniera strumentale Virginia Raggi».

Siri: le 4 domande

Per i 5 Stelle sul caso Siri «non si può negare una spiegazione ai cittadini». E dopo aver riassunto i fatti salienti della vicenda, ecco le 4 domande alla Lega:

  1. «Quali sono i reali rapporti tra Siri, la Lega e Paolo Arata (l’ex parlamentare di Forza Italia, adesso responsabile del programma della Lega per l’ambiente che, secondo l’accusa, sarebbe vicino a Vito Nicastri, imprenditore indicato dai magistrati come finanziatore“ della latitanza del boss Matteo Messina Denaro)?».
  2. «Perché il sottosegretario Siri ha presentato più volte delle proposte, sempre bloccate e rispedite al mittente dal MoVimento 5 Stelle, per incentivare l’eolico (materie oggetto di interesse proprio di Paolo Arata)? Per quale fine?».
  3. «Perché Siri si è contraddetto, cambiando versione più volte (quando è uscita la notizia dell’indagine per corruzione ha detto: “Non mi sono mai occupato di eolico in vita mia“. Poi ha ammesso di aver presentato una proposta di modifica alla legge sugli incentivi: “Me l’ha chiesto una filiera di piccoli produttori”. Infine, al Corriere, ha dichiarato: “Arata mi ha fatto una testa così e gli ho detto ‘va bene, mandamelo’ ”)?».
  4. «Il figlio di Arata è stato assunto da Giorgetti (sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio dei Ministri, ndr) presso il Dipartimento programmazione economica. Giorgetti sapeva che era figlio di Arata e dei rapporti del padre con Nicastri?».
Il valore del cambiamento

Infine, la nota dei 5 Stelle si chiude con questa considerazione: «Il più grande capitale dei cittadini italiani è la reale volontà di cambiamento delle forze al governo. Dare una risposta a queste domande significa dire ai cittadini che in Italia le cose sono cambiate davvero. Il cambiamento non ammette sconti, o scorciatoie. Prima di tutto con se stessi, come il Movimento 5 Stelle ha sempre dimostrato. Andiamo avanti a lavorare, c’è tanto da fare, ma con serietà».

Governo in bilico

La palla adesso passa a Salvini. Vedremo se il leader leghista e ministro dell’Interno proseguirà nella difesa a spada tratta del suo sottosegretario o cambierà registro, inducendo in qualche modo Siri alle dimissioni. Ma a questo punto una cosa è certa: fra le tante liti in corso tra Lega e 5 Stelle, che vanno ben oltre la campagna elettorale per le europee del 26 maggio, il caso Siri adesso è diventato il vero nodo da sciogliere per il prosieguo della vita del governo.

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