Home Cultura

Giovanni Paolo I sarà beato: che cosa ha convinto Papa Francesco

giovanni-paolo-i-beato-che-cosa-ha-convinto-papa-francesco

Giovanni Paolo I: il Papa del sorriso, salirà presto agli onori degli altari, venendo proclamato beato dal suo terzo successore, Francesco. Continua, così, un percorso iniziato nel 2003, quando si è aperta la fase diocesana della causa di canonizzazione, inaugurata a Belluno (diocesi natale di Papa Luciani) dal compianto vescovo, monsignor Vincenzo Savio.

Un particolare poco noto: tra le deposizioni extraprocessuali dei 21 testimoni ascoltati nel corso dell’indagine canonica, compare anche quella di un successore di Giovanni Paolo I, Joseph Ratzinger. Lo scorso 13 ottobre, Papa Francesco ha confermato i voti dei padri cardinali e vescovi della Congregazione per le Cause dei Santi, presentati dal cardinale prefetto Marcello Semeraro e ha ordinato l’iscrizione del Servo di Dio nell’albo dei Beati.

Com’è noto, tappa decisiva verso il culto pubblico di un battezzato è il riconoscimento della sua intercessione in un caso di guarigione scientificamente inspiegabile. Eccezione a questa regola si fa solo nel caso dei martiri. Cioè i testimoni che hanno pagato con la vita la loro professione di fede. Andiamo, allora, ad illustrare il caso che ha spianato la strada alla beatificazione di Albino Luciani. Richiameremo, poi, l’attenzione sulla dinamica dell’intercessione, che è fondamentale per capire il culto dei santi nella prospettiva della Chiesa.

La guarigione prodigiosa

Siamo alla fine di marzo del 2011, quando un elicottero medico trasporta d’urgenza una paziente pediatrica dallo stato del Paraná alla capitale argentina Buenos Aires. Lì, presso il nosocomio d’avanguardia Favaloro, i medici, nel giro di qualche settimana, si dichiarano impotenti di fronte ad una diagnosi che sembra senza scampo. Encefalopatia infiammatoria acuta, malattia epilettica refrattaria, shock settico. Le prospettive, tempo qualche mese di ininterrotta degenza ospedaliera peggiorativa, sono terribili: morte imminente, ovvero stato vegetativo permanente. Il parroco di una parrocchia vicina a quella della sfortunata bambina, però, non si arrende. E propone ai familiari di aggrapparsi, per sperare, alla tonaca bianca del figlio del Triveneto asceso al soglio di Pietro per 33 giorni, nel 1978.

La notte tra il 22 e il 23 luglio, il sacerdote e la madre passano le ore in preghiera al capezzale della piccola, domandando l’intercessione di Papa Luciani per la sua guarigione. L’indomani, lo shock settico improvvisamente regredisce e la giovanissima paziente recupera la stabilità emodinamica e respiratoria. I miglioramenti si susseguono con regolarità, senza sosta. All’inizio di agosto, la giovane viene estubata e riprende a respirare autonomamente. Il 25 agosto il “piccolo male” è completamente regredito. Il 5 settembre, la paziente lascia l’ospedale e completa a casa il ristabilimento psico-cognitivo e comportamentale.

La ragazza ha ora 21 anni e studia all’università, sostenuta dalla madre e dalle due sorelle, in un contesto familiare di dignitosa povertà. L’inversione delle patologie da cui era anzitempo affetta non ha trovato spiegazioni dal punto di vista medico-scientifico. La successiva valutazione di stampo teologico ha ritenuto sussistente il nesso tra la guarigione e la domandata intercessione di Giovanni Paolo I.

 I processi di canonizzazione

La procedura per la beatificazione dei Servi di Dio nella Chiesa cattolica – analoga è quella per la canonizzazione, che richiede il riconoscimento di una seconda intercessione – risale, in termini di stretta formalizzazione, al periodo post-tridentino (tardo Cinquecento). Nei primi secoli, i santi sono per lo più identificati con i martiri e, dopo la fine delle persecuzioni sistematiche imperiali, la questione è di sostanziale pertinenza popolare: si è riconosciuti come santi dalla convinzione diffusa della gente. Segue un primo processo di accentramento vescovile della competenza. Quindi, il Papato avoca progressivamente a sé la decisione. È Sisto V (1585-1590), grande legislatore della Curia romana, ad istituire la Sacra Congregazione dei Riti, antesignana dell’attuale Congregazione per le Cause dei Santi. 

La codificazione canonica del 1917 segna un’accentuata positivizzazione della procedura, che tra l’altro esclude le indagini diocesane. San Paolo VI ripristina le due fasi (diocesana iniziale e romana finale) del processo, mentre san Giovanni Paolo II restituisce alle cause dei santi una prevalente dimensione teologica (riconoscimento delle virtù cristiane in misura eroica).

Resta fermo l’assoluto rigore della valutazione medico-scientifica delle guarigioni inspiegabili, garantita dall’inclusione tra i periti anche di esperti senza alcuna appartenenza confessionale o religiosa. Per quanto riguarda la differenza tra beatificazione e canonizzazione, a parte la consecutività delle due, essa riposa sulla portata rispettiva. La prima ammette la legittimità di una devozione e ha prevalente carattere locale. La seconda, riposante sull’infallibilità papale “ex cathedra”, impegna la fede della Chiesa universale, che è tenuta tutta a venerare la memoria del santo, nella ricorrenza stabilita.

Il postulatore e le scorciatoie dei Papi

Altri dettagli meriterebbero di essere conosciuti. Ne citiamo soltanto due. Sono la centralità di fatto del ruolo del postulatore e la possibilità di una “canonizzazione equipollente”. Il postulatore è la persona (generalmente un chierico, ma può essere anche un laico) che si assume onere ed onore di rinnovare continuamente l’istanza ai vari livelli e di fare avanzare la causa, che (salvo deroga pontificia) non può cominciare prima che siano trascorsi 5 anni dalla morte del Servo di Dio. 

La “canonizzazione equivalente” è la possibilità, riservata al Papa, di estendere per decreto a tutta la Chiesa il culto di una persona, il cui martirio o le cui virtù eroiche, unitamente alla fama di guarigioni prodigiose, sono attestati unanimemente da lungo tempo. Questo, senza attendere il riconoscimento specifico di una o due intercessioni.

Mitezza e semplicità

Giovanni Paolo I si avvia, così, a diventare il quinto Pontefice del secolo XX ad essere coronato del serto della santità. È noto quali sono stati i cardini del suo carisma: la misericordia e la mitezza, la coerenza tra predicazione e vita, l’inseparabilità pastorale della cura spirituale e dell’esercizio del governo ecclesiale. Soprattutto, si ricorda di lui la parola semplice, capace di comunicare a tutti la sostanza del Vangelo.

Da buon cristiano, prima ancora che da buon pastore, egli ha saputo sempre indicare il Signore oltre la propria persona. È la stessa logica alla base dell’intercessione. È Dio Padre di Gesù Cristo che la Chiesa, nello Spirito Santo, ringrazia per il dono di Albino Luciani e per i favori che, con la sua assistenza, Egli concede a quanti hanno fede in Lui.

+ posts

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

Articolo precedenteIl giallo del capolavoro di Tiziano a Capodimonte: racconta la storia di Piacenza?
Articolo successivoSquid Game: il gioco dell’angoscia che fa volare Netflix

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.