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Recovery fund, l’accordo in cifre: chi ha vinto e chi ha perso?

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Da sinistra, la cancelliera tedesca Angela Merkel, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, il premier Giuseppe Conte e il presidente francese Emmanuel Macron

Recovery fund: chiuso l’accordo europeo da 750 miliardi di euro per la ricostruzione post Covid. C’è chi parla di momento storico, secondo solo alla nascita dell’euro, raggiunto con discussioni al coltello tra i leader europei. Adesso tutti vorranno portare la conclusione della trattativa sul Next Generation EU a proprio vantaggio, per tornare nei rispettivi Paesi da vincitori. E allora, al di là dei retroscena, cerchiamo di capire dai numeri come sono andate le cose sui recovery fund.

Innanzitutto va detto che il pacchetto da 750 miliardi di euro è suddiviso in due cespiti: il primo è da 390 miliardi per finanziare le sovvenzioni a fondo perduto. Il secondo è da 360 miliardi per i prestiti da rimborsare. E qui si arriva già a una valutazione nel merito della trattativa.

Recovery fund: meno sussidi 

Gestita formalmente dall’ex premier Belga Charles Michel, ma nei fatti da Angela Merkel, la torta da 750 miliardi durante la trattativa ha visto via via calare la fetta dei sussidi erogati in totale da Bruxelles a 390 miliardi. Simbolicamente, come ricorda anche l’Agi, ben al di sotto non solo dei 500 miliardi della proposta iniziale. Ma anche della “linea rossa” da 400 miliardi fissata dall’intesa franco-tedesca, messa in discussione dai Paesi cosiddetti frugali (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia) con la stampella della Finlandia, che nella seconda parte dei quattro giorni di summit si è schierata al loro fianco.

Recovery fund: più prestiti

I prestiti aumentano così a 360 miliardi di euro rispetto ai 250 miliardi della proposta messa sul tavolo dei 27 leader europei venerdì scorso. Gli Stati che decideranno di utilizzare questi finanziamenti dovranno iniziare a ripagare le somme entro la conclusione dei prossimi sette anni di bilancio Ue. Dunque entro il 2027.

La merce di scambio

Come ha fatto Michel a far digerire i 750 miliardi ai Paesi frugali, che fin dall’inizio ne contestavano non solo la ripartizione ma addirittura l’ammontare complessivo? Semplice, anche loro avranno vantaggi, ma su un’altra partita del bilancio Ue, quella dei cosiddetti rebates e cioè delle rettifiche forfettarie.

Il meccanismo di rimborso per il periodo 2021-2027 adesso assegna alla Danimarca 377 milioni (invece dei 197 milioni della prima proposta di Michel); all’Austria 565 milioni (inizialmente erano 237 milioni), alla Svezia all’incirca un miliardo (prima erano 798 milioni); ai Paesi Bassi 1,9 miliardi (1,5 miliardi nella proposta precedente); alla Germania 3,67 miliardi (senza alcun incremento).

La disponibilità per l’Italia

E noi come siamo messi? Conte torna da Bruxelles con 209 miliardi, di cui 82 a fondo perduto e 127 a prestito, disponibili dal secondo trimestre del 2021. Sui sussidi il nostro Paese ha spuntato un accesso fino al 21% dei 390 miliardi previsti dal recovery fund; mentre potrà prendere in prestito oltre il 35% dei finanziamenti totali stabiliti dall’accordo. Se a questi si aggiungessero i 36 miliardi offerti dal Mes, il governo italiano per la ricostruzione post Covid in totale avrebbe a disposizione un pacchetto finanziario europeo da 245 miliardi, di cui oltre il 33%, in pratica un euro su tre, a fondo perduto.

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