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Salvini e l’attacco di Famiglia Cristiana: tutto sullo scontro col mondo cattolico

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Salvini e l’attacco di Famiglia Cristiana. “Vade retro” a caratteri cubitali in copertina, con l’ombra di un pastore che leva la mano sull’effige del ministro. Quasi a esorcizzarlo, più che a respingerlo. Un attacco frontale e non isolato, nel contesto ecclesiale odierno. I tempi sono quelli di Papa Francesco, che dei migranti ha fatto la più nota delle declinazioni degli ultimi del Vangelo.

Quanto al contesto immediato, è la stessa copertina del settimanale delle Edizioni San Paolo a rivendicare, nel sommario, la coralità delle proteste ecclesiastiche. Si parla, infatti, di Cei, singoli vescovi e iniziative dei religiosi. Il tutto, chiosato tra il serio e il faceto: niente di personale o di ideologico, si tratta del Vangelo.
Come detto, dunque, l’affondo di Famiglia Cristiana non è l’unico portato avanti in questo momento, da parte cattolica, contro il titolare del Viminale. Vediamo pertanto di contestualizzarlo, per cogliere meglio la portata dell’offensiva.

No al crocifisso identitario

Una delle figure più attive nel rintuzzare le polemiche del leader leghista contro l’immigrazione incontrollata è padre Antonio Spadaro, direttore di La Civiltà Cattolica. La rivista dei gesuiti italiani, considerata da sempre un organo semi-ufficiale della Santa Sede, è guidata da Spadaro dal 2011. Questi, contando anche sulla comunanza del carisma religioso gesuitico, si è spesso eretto a interprete autentico del Pontefice.

Ebbene, padre Spadaro, a un convegno nella sede del Vicariato di Roma, ieri ha preso posizione contro un cavallo di battaglia di Salvini e della Lega. Alla presenza del Presidente della Camera Roberto Fico, il gesuita ha stigmatizzato (tacciandola addirittura di blasfemia) la concezione del crocifisso come simbolo identitario. Identificazione che, invece, è alla base delle convinzioni del partito di Salvini. Per mano della deputata Barbara Saltamartini, la Lega infatti ha presentato il 26 marzo scorso a Montecitorio una proposta di legge in tal senso. Prevede l’esposizione del crocifisso in tutti i luoghi pubblici (porti e aeroporti compresi) e multe per i trasgressori.

La condanna di Spadaro è senza appello. Brandire il crocifisso come corpo contundente è sbagliato teologicamente e pericoloso storicamente. Il direttore di La Civiltà Cattolica vi intravede tentazioni neo-costantiniane. E mette in guardia dal compiere il passo da “In hoc signo vinces”, di romana memoria, a “Gott mit uns”, dai sinistri echi nazionalsocialisti.

La difesa dei rom

È poi fresca di giornata la risposta di Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, a una frase pronunciata ieri dal ministro dell’Interno sui rom. Salvini, in conferenza stampa con il sindaco di Roma Virginia Raggi per parlare dell’emergenza dei campi nella capitale, ha polemizzato con la Corte europea di Strasburgo, che si è opposta a uno sgombero. E poi ha parlato dei 30mila rom, sui 150mila in Italia, che si ostinano a vivere nell’illegalità (cioè nel nomadismo), definendoli una “sacca minoritaria di resistenza parassitaria”.

L’Avvenire, per parte sua, ha subito replicato, con un articolo in prima pagina dal titolo “Ma nessun uomo è mai un parassita”. L’editoriale è a firma di Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, altro think thank italiano della chiesa di Francesco. Nel testo si stigmatizzano i toni aggressivi riferiti alle minoranze presenti nel Paese. E si lamenta soprattutto che certi termini, che per Impagliazzo suonano discriminatori verso un’intera comunità, vengano usati da chi, come Salvini, ricopre importanti incarichi istituzionali.

La forza tranquilla di Salvini

Le polemiche, al netto dei sentimenti personali, non spaventano certo uno specialista della comunicazione politica, qual è Salvini. Infatti, dopo un primo momento di smarrimento (la notizia di Famiglia Cristiana l’ha ricevuta in tempo reale dai giornalisti), ha subito replicato da par suo. Su due piedi, ha detto un paio cose.
Primo: che, a fronte di donne e uomini di chiesa che lo attaccano pubblicamente, ce ne sono parecchi che lo appoggiano. Secondo: che è lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2241) a condizionare alla misura del possibile l’accoglienza del migrante che cerca di migliorare il proprio tenore di vita. 
Quindi, sull’amato Twitter, ha postato un collage di tre copertine a lui ostili (oltre a Famiglia Cristiana, L’Espresso e Rolling Stone). Sotto, la sua replica: “A odio e disprezzo rispondiamo col sorriso e col perdono! Vi voglio bene Amici”.

L’inseguimento sui social

Non sono in discussione, ovviamente, il diritto e il dovere della Chiesa di esercitare il proprio magistero in campo sociale e politico. Tenendo tra l’altro presente che non tutti parlano a nome della Chiesa allo stesso titolo.
Quello che lascia perplessi, piuttosto, è una contraddizione abbastanza evidente in quanti, nel mondo cattolico, si sentono in dovere di ribattere a Matteo Salvini.
Poiché è soprattutto sul piano delle parole e degli annunci, più che non su quello delle condotte politiche, che si appuntano queste critiche, conviene controbattere allo stesso modo? Se è una forma di infantilismo dei politici compulsare gli smartphone e dimorare sui social media, non varrà altrettanto per chi dovesse fare loro il controcanto?

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