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Sforza Fogliani: pandemie non si cercano. Ma se vengono, possono essere occasione di crescita

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Gianmarco Maiavacca e il presidente esecutivo della Banca di Piacenza Corrado Sforza Fogliani

Sforza Fogliani: «Guai e pandemie non si cercano. Ma se vengono, possono essere un’occasione di crescita». Con queste parole il presidente esecutivo della Banca di Piacenza, ha commentato il reading teatrale “Cronache dal vivo delle pestilenze (con ampi riferimenti alle epidemie che hanno colpito Piacenza)”. Il recital è stato l’occasione che ha fatto tornare a battere il cuore culturale di Palazzo Galli dopo il forzato stop dovuto al Covid-19. Uno spettacolo che ha emozionato e fatto riflettere l’attento pubblico che la sera del 2 luglio ha occupato tutti i posti disponibili di un Salone dei depositanti allestito in osservanza delle norme sul distanziamento interpersonale.

Dalla Bibbia alla Spagnola

Mino Manni ha letto con trasporto brani (dalla pestilenza della Bibbia alla Spagnola) scelti da Gianmarco Maiavacca e raccolti – in versione più ampia – in un volume edito dalla Banca e distribuito agli intervenuti al termine del recital; con l’accompagnamento musicale di Silvia Mangiarotti (al violino) e Alice Boiardi (al violoncello).

In apertura è stato proiettato un riuscito filmato di Robert Gionelli (che ha presentato la serata con la consueta, forbita eleganza) dedicato alla chiesa degli appestati di Borgotrebbia (nata come piccolo oratorio della Beata Vergine Maria del suffragio dei poveri, in un’area che divenne lazzaretto e cimitero ai tempi della peste manzoniana, edificata con gli attuali spazi nel 1755, abbandonata e recuperata nel 2005 grazie anche al contributo della Banca) e a San Rocco, protettore dei malati infettivi, al quale nella nostra provincia – che lo ospitò – sono dedicati diversi edifici religiosi.

Al termine dell’applauditissimo recital (davvero toccante il brano del capitolo 34 dei Promessi Sposi della povera donna con in braccio la figlia di 9 anni morta di peste: “Addio Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restare sempre insieme. Prega intanto per noi; ch’io pregherò per te e per gli altri”), Mino Manni ha ringraziato la Banca di Piacenza e il pubblico «per l’attenzione e il religioso silenzio» con cui hanno seguito lo spettacolo. «Tornare a vederci – ha continuato l’attore – è una delle conquiste più importanti. La cultura ci può aiutare a tornare a vivere in modo più utile».

Mino Manni tra Silvia Mangiarotti e Alice Boiardi
No al mondo statico

Il presidente Corrado Sforza Fogliani ha chiuso la serata ricordando «lo straordinario lavoro» fatto da Gianmarco Maiavacca con il libro che raccoglie la storia delle pestilenze come narrate e viste dai contemporanei, giudicandolo «un unicum sul piano nazionale e locale. Il libro si apre con una frase di Einstein (“la crisi porta progressi”) che fa meditare e che tutti sanno da dove è tratta (da “Come io vedo il mondo”, raccolta di brevi saggi pubblicata per la prima volta nel 1934, ndr). Einstein – per un’epoca di crisi, quale che essa sia – ha cercato di indovinare dove il mondo stesse andando, e qui sta la sua grandezza: non essersi fermato ad un mondo statico. È un testo conosciuto perché si proietta nel futuro, nella società del confronto. Solo le società cloroformizzate non migliorano».

La lezione di Manzoni

«Sottolineare – ha proseguito il presidente Sforza, non sottraendosi al confronto diretto – che da tutte le pandemie sono partiti cambiamenti epocali non è di chi vive sui morti. Del resto anche Manzoni lo spiega sul finale dei Promessi Sposi, quando in un dialogo con Renzo, Lucia dice che non è andata lei a cercare i guai, ma sono loro che le sono andati incontro. È lo stesso concetto delle crisi che stimolano la fertilità delle idee. Non so come non possa essere capito. Non siamo certo noi che abbiamo cercato la pandemia ma non per questo non bisogna trarne gli insegnamenti che via via nella storia hanno dato: contro la dittatura burocratica (Longobardi), per l’avvento della modernità (peste 1346), contro le corporazioni dei privilegi e per la società aperta e libera (peste 1630). Questi reading – ha concluso Sforza – sono utili, perché aprono la testa a chi ce l’ha chiusa».

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