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Strage in Nigeria: i cambiamenti climatici possono esasperare le tensioni nel mondo

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Strage in Nigeria: quanto accaduto il 5 giugno nella nella chiesa di Saint Francis ad Owo, città nel sud-ovest del Paese, dove sono state uccise decine di persone, potrebbe essere un esempio degli effetti incendiari dei cambiamenti climatici sulla nostra società. Con la scarsità di risorse che rende difficile, se non impossibile, la convivenza tra diversi gruppi etnici. Dove i termometri impazziscono, l’acqua comincia a scarseggiare, la terra fertile lascia spazio al deserto.

Non solo Africa

“Ci saranno centinaia di milioni di persone costrette a lasciare le proprie case, le proprie città con effetti imprevedibili”, spiega all’Agenzia Dire Antonello Provenzale, direttore Istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr. “In certe aree il climate change può esasperare tensioni già esistenti“. I climatologi, spiega l’esperto, guardano con preoccupazione alla “prima carenza enorme, quella dell’acqua, con una serie di zone del pianeta, nel Mediterraneo ma anche negli Stati Uniti e in Messico, a forte rischio siccità“.

Sempre più contesa

Secondo Provenzale, “i confronti sull’uso dell’acqua saranno fortissimi per l’utilizzo agricolo, potabile e industriale”. Molte sono infatti le aree del mondo dove la tensione è altissima: “Per esempio in Nord Africa è stata utilizzata un’acqua fossile che si trova a svariate centinaia di metri sotto il Sahara, una falda che copre un zona che occupa diverse nazioni, e già sono cominciate le discussioni”. Il fiume Indo, prosegue l’esperto, “nasce in Cina, scorre in India e arriva in Pakistan. Quest’ultimo ne ha bisogno per l’agricoltura. Quindi se una delle altre nazioni decidesse di costruirci una diga, potrebbe scoppiare davvero la terza guerra mondiale, sono tutte nazioni nucleari”. E anche tra Giordania e Israele potrebbero nascere nuovi problemi sulla gestione delle acque del Giordano.

È chiaro, aggiunge il direttore del Cnr, “che nella prospettiva di carenza di suolo, carenza di risorse, questi conflitti potrebbero esplodere“. E purtroppo “non c’è una ricetta adatta a tutti, bisogna studiare caso per caso. In generale ridurre le emissioni di Co2 è l’unica via possibile”. E poi, conclude Provenzale, “ci sono tutti i meccanismi di adattamento delle nostre attività al nuovo clima”.

Problemi moltiplicati

“Il cambiamento climatico ha due caratteristiche”, afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia presso Wwf Italia. Da un lato “produce direttamente dei fenomeni estremi.  Ma se in un territorio ci sono delle tensioni esistenti, motivi sociali ed economici di malessere, il cambiamento climatico funziona da moltiplicatore di questi problemi”.

Il caso Nigeria

Il continente africano è uno dei poli più preoccupanti di questa escalation. La Nigeria ne è un esempio. “Alterna periodi di siccità a periodi di piogge e alluvioni improvvise e disastrose”, prosegue l’esperta. Fra gli elementi scatenanti c’è anche lo scontro in atto tra i pastori seminomadi fulani che in cerca di foraggio per il proprio bestiame si stanno spostando sempre più a sud, spesso finendo nei campi degli agricoltori yoruba. “Padre Giulio Albanese ha denunciato il fatto che si stanno riducendo sempre di più i territori adatti al pascolo; mentre allo stesso tempo chi ha i terreni cerca di difenderli dal pascolo di altri. Una situazione sicuramente ascrivibile al cambiamento climatico”, conclude Midulla.

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1 commento

  1. Cerchiamo di non nasconderci dietro a un dito: la strage è avvenuta, come molte altre nel passato recente, da parte di mussulmani ai danni di cristiani. Questa volta (ed anche altre) in chiesa, durante una celebrazione. Addebitare questi attacchi al cambiamento climatico perché i pastori mussulmani sconfinano attaccando poveri cristiani che nessuno difende è come dire che in India o in Pakistan i cristiani (sempre loro, guarda caso) sono martirizzati perché piove meno del solito.
    Insomma, il vero problema nel mondo islamico è… la siccità.

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