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Papa Francesco e gli scontri con la Curia romana: quando finirà?

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Papa Francesco: nuova frizione tra il Pontefice e un suo stretto collaboratore. Questa volta, la macchina della Curia ha “grippato” su un punto non secondario. Si tratta delle traduzioni dei testi liturgici e biblici ad uso liturgico, dal latino nelle diverse lingue nazionali. Protagonista dell’insolito confronto con il Pontefice, il cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. La questione è anche tecnica, ma la sua importanza è indiscutibile. Partiamo, allora, dalle traduzioni.

Papa Francesco: più spazio ai Vescovi

Lo scorso 3 settembre, il Papa ha emanato il motu proprio “Magnum principium”. Obiettivo: modificare la prassi del dicastero vaticano per il culto e il canone 838 del Codice di Diritto Canonico. Questa disposizione regola i compiti assegnati, nelle traduzioni per la liturgia, rispettivamente alla Santa Sede e alle Conferenze Episcopali. La riforma tende a marcare la differenza tra una revisione puntuale e un nulla osta. Nel primo caso, s’intende un’approvazione minuziosa, quasi parola per parola, della resa in volgare dal latino. Nel secondo caso, invece, si allude a una valutazione più complessiva e formale. Francesco intende restringere la portata della prima, nella parte riservata a Roma. Per lui, dev’essere limitata alle innovazioni che gli Episcopati nazionali intendano introdurre nei riti, comunque d’accordo con la Santa Sede. Le semplici versioni sono invece soggette a un visto, apposto sopra un testo la cui approvazione compete comunque ai Vescovi.

Il distinguo del cardinale 

Il cardinale africano, a capo della competente congregazione vaticana, non deve aver preso bene la novità. Infatti, Sarah ha scritto subito al Pontefice. Per dirgli che, per lui personalmente, il documento papale non cambia la sostanza della responsabilità della Santa Sede. Non basta: il parere è stato contestualmente girato (da chi?) anche sul web. La sua diffusione è stata inevitabilmente virale. Così, si è saputo che un responsabile della Curia pensa che il Papa emani un documento per non dire niente. Niente di nuovo, almeno. In tutti i casi, niente di vincolante.

La reazione di Papa Francesco

Papa Francesco non poteva far finta di nulla. Anzitutto, nel merito della delicata questione delle traduzioni dal latino. Ma, soprattutto, a difesa del ruolo e della responsabilità del Papa. Con gelida formalità, ha fatto a sua volta diffondere una risposta di pugno al porporato. Pregandolo di capire che bisogna lasciare ai Vescovi la responsabilità delle versioni. E sollecitandolo a smentire di aver mai pensato che l’opinione del Papa non conti niente, o quasi.

Mancanza di sintonia

Se volessimo affrontare l’argomento con il metro del gossip, diremmo che in Vaticano volano gli stracci. Ma non è questo il problema. Innanzitutto diamo per scontate due cose. La prima è che essere un libro aperto mette chiunque, anche la Chiesa, in una posizione scomoda. La riservatezza oggi è un ricordo, ma lo scotto da pagare per questo è elevato. La seconda è che la sensibilità di Jorge Mario Bergoglio si prende poco con quella di chi opera nella Curia Romana. Un Papa preso dalla curia avrebbe avuto, forse, poca sensibilità pastorale. Un Papa preso da una diocesi, per di più del Sud America, è poco incline ai tempi e alle dinamiche romane.

Il problema di Francesco con il Papato

Ma oggi, il dilemma di Francesco è un altro. Sin dall’inizio, egli ha chiarito che un tratto saliente del suo programma è ridurre il peso del Papato nella Chiesa contemporanea. E cioè decentrare il più possibile le decisioni da Roma alla periferia, soprattuto nelle Conferenze Episcopali, ma anche richiamando le responsabilità dei singoli Vescovi. Per farlo, però, deve usare il peso del Papato in tutta la sua estensione, scontrandosi con la Curia romana. La contraddizione è inevitabile e si manifesta talvolta in forme acute. Il tempo dirà se si arriverà a una messa a punto.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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