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Pensioni d’oro e quota 100: ecco la rotta del governo giallo-verde

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Pensioni d’oro e quota 100: per ora siamo ancora nel novero delle ipotesi e delle trattative. Ma nel mare magnum delle promesse economiche fatte in campagna elettorale, il taglio degli assegni più ricchi per aumentare le pensioni minime e il superamento della Fornero per lasciare il lavoro, sembrano le decisioni più vicine “al porto” della prossima Legge di Bilancio. Ma andiamo con ordine e vediamo a che punto sono i due provvedimenti previdenziali giallo-verdi.

Il taglio delle pensioni d’oro

Viene dato per certo l’abbassamento del tetto a 4mila euro netti mensili. Quindi si allarga la platea dei pensionati più agiati che saranno colpiti dalla sforbiciata. Il taglio coinvolgerebbe infatti oltre 150mila persone. E non più 30mila, com’era stato calcolato nel caso il limite fosse stato fissato a 5mila euro. Il risparmio previsto ammonterebbe a circa 500 milioni annui. Una cifra che il governo guidato da Giuseppe Conte vuole utilizzare direttamente per rimpolpare le pensioni minime, che così potrebbero salire dagli attuali 450 euro lordi mensili a 780.
Se vogliamo è un intervento “facile”, che potrebbe mettere d’accordo tutti. Dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, che tira il freno sulla spesa, ai vicepremier Di Maio e Salvini, che spingono sull’acceleratore. Perché l’operazione pensioni d’oro, se torneranno i conti, di fatto non aprirebbe nuovi capitoli di spesa.

Quota 100 verso il sì

Più complessa la partita che si sta giocando sulla cosiddetta quota 100. E cioè la somma dell’età anagrafica e dei contributi versati per accedere alla pensione superando la Fornero. Con l’età minima bloccata a 64 anni e 36 di contributi (con un massimo di 2 anni figurativi), i conti dicono che il provvedimento coinvolgerebbe in partenza 400mila persone per una spesa di 4 miliardi annui. L’ipotesi è quella dai costi iniziali minori (per l’Inps salirebbero a 14,4 miliardi senza vincoli d’età). E quindi, appare la più praticabile, vista la penuria di risorse per finanziare nuovi capitoli di spesa. Oltretutto, per finanziare quota 100, il governo sembra punti a utilizzare i 3,5 miliardi di nuovo gettito calcolati nella partita sulla “pace fiscale”, la sanatoria sulle cartelle esattoriali che potrebbe vedere la luce all’inizio del 2019.

E quota 41?

Se per quota 100 la rotta sembra dunque segnata verso il porto, pare invece in alto mare l’applicazione dell’altro nuovo parametro previdenziale in discussione, la cosiddetta quota 41. Non è ancora chiaro infatti se l’uscita dal lavoro a qualsiasi età con 41 anni e mezzo di contributi rientrerà nel pacchetto pensioni da inserire nella prossima Legge di Bilancio che il Consiglio dei Ministri dovrà approvare a metà ottobre.

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