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Legge Fornero: un condono contributivo per mandarla in pensione?

Legge Fornero: la più odiata dagli italiani. Il suo “pensionamento” infatti è in testa ai desideri degli elettori. Più dell’attuazione di flat tax e reddito di cittadinanza, come conferma un recente sondaggio di Euromedia. Il 31,8% degli italiani ritiene che l’abolizione della legge Fornero sia il provvedimento più importante o più urgente cui deve mettere mano il governo giallo-verde. Solo nel Mezzogiorno, Isole comprese, dove gravita comunque al 30,6%, la riforma delle pensioni è superata dal reddito di cittadinanza (33,5%). E allora facciamo il punto sulle ultime novità in arrivo da Palazzo Chigi in campo previdenziale.

Legge Fornero e quota 100

Dopo tante discussioni, la declinazione di quota 100 (età anagrafica più contributi) sembra essere in dirittura d’arrivo per il suo inserimento nella legge di Bilancio. La proposta della Lega, 62 anni d’età e 38 di contributi, pare stia mettendo tutti d’accordo, compreso il ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria. L’ipotesi di abolizione della legge Fornero attraverso lo schema 62/38 dovrebbe coinvolgere almeno 350mila persone in più nel suo primo anno di applicazione. Secondo le stime di Tabula, la riforma comporterebbe però un esborso importante. La società di ricerca guidata da Stefano Patriarca ha calcolato infatti un costo netto di 9 miliardi di euro nel 2019. Che salirebbero successivamente a oltre 13 miliardi annui.

Condono e pensione

Considerando che in cassa sarebbero disponibili solo 8 miliardi per avviare l’abolizione della legge Fornero, a Palazzo Chigi si stanno valutando diverse opzioni per ridurre la platea dei beneficiari. Come ad esempio un aumento dell’età anagrafica da 62 a 63/64 anni per 37/36 anni di contributi. E un limite ai contributi figurativi sul totale dei versamenti (si parla di 2 anni).

Ma tra le ipotesi allo studio del governo giallo-verde pare ci sia anche una sorta di condono sui contributi non versati. E cioè di un meccanismo affiancato a quota 100 sostanzialmente con tre obiettivi. Permettere ai lavoratori con carriere discontinue di “chiudere i buchi” in modo volontario e agevolato. Consentire a coloro che sono in difetto nel pagamento di una parte dei contributi (aziende e lavoratori) di sanare l’evasione o l’elusione con uno sconto. Abbuono che entrerebbe in gioco anche per il recupero degli anni universitari a partire dal 1996, favorendo quindi chi è sottoposto al regime di calcolo previdenziale del tutto contributivo.

Il sistema porterebbe lo Stato a incassare nuove risorse anche dalle imprese (gli ultimi dati Inps parlano di 11 miliardi di mancate entrate per contributi non versati). E d’altro canto consentirebbe a molti lavoratori di regolare la loro posizione, anticipando il momento della pensione.

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