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Viminale: perché Minniti tace sui clandestini creati dagli sbarchi?

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Viminale e sbarchi sono due parole collegate e di grande attualità. Come loro in questa storia ce ne sono altre due: la prima è sempre Viminale, la seconda è clandestini. La prima coppia di parole, Viminale e sbarchi, dialoga, offre dati, considerazioni e risultati. La seconda coppia di parole, Viminale e clandestini, invece non funziona. Soprattutto se fate domande, cala il silenzio.  

I numeri degli sbarchi

Partiamo dalla fonte del problema: gli sbarchi di migranti. Gli ultimi dati, all’11 settembre, parlano di oltre 103mila persone che sono arrivate in Italia da inizio anno con un calo del 19,5% sullo stesso periodo del 2016. Bene? Indiscutibilmente sì, anche col plauso di Papa Francesco che ha lodato le politiche del governo su migranti e Libia. Chi sbarca in Italia comunque lo fa per un motivo ben preciso: chiedere asilo e rimanere nel nostro Paese protetto dalle norme internazionali, in attesa magari di spostarsi altrove.

I richiedenti asilo

Passiamo allora ai richiedenti asilo. Nel mese di luglio gli esiti delle domande sono stati 6.051. Di questi, 3.558 sono stati dinieghi. E cioè il 59% delle persone che hanno fatto richiesta di asilo nel nostro Paese hanno ricevuto una risposta negativa. Questa percentuale è in linea con quella dell’intero 2016. L’anno scorso, la risposta alle 91.102 domande esaminate nel 60% dei casi è stata un diniego. Quindi il no alla possibilità di rimanere in Italia ha riguardato 54.254 persone.

Domande scomode

A guardare questi dati, viene spontanea una serie di domande: ma queste migliaia di persone che non possono restare in Italia, che fine fanno? Vengono rimandate subito nei loro Paesi d’origine? Se ne vanno da un’altra parte? Oppure restano nei centri di accoglienza in attesa di essere rimpatriate e quindi sono ancora sotto controllo?
Fiduciosi, abbiamo inoltrato le domande per iscritto al ministero dell’Interno lo scorso 23 agosto. E abbiamo atteso una risposta ricca di dati e di cifre. Certo, abbiamo richiamato e sollecitato. E con altrettanta cortesia ci è stato chiesto di pazientare. Ma passati 20 giorni questo silenzio è diventato una notizia.

Da richiedenti asilo a clandestini?

Senza una risposta dal Viminale del ministro Minniti – oggi più che mai sugli allori – non siamo tranquilli. E non possiamo far altro che pensare che queste migliaia di persone, dopo essere state mantenute a spese dei contribuenti, nella stragrande maggioranza dei casi spariscano dalla circolazione ed entrino in clandestinità. Per tanti di loro probabilmente è il piano B. Un’opzione contemplata fin dall’inizio, se il piano A – e cioè ottenere l’asilo – non ha avuto successo.
L’indimenticabile Giulio Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina. E la sua massima ci sembra calzante anche in questo caso.

Meglio tardi che mai

Se fosse vero, si tratterebbe di una falla enorme che va ad alimentare flussi molto pericolosi. Per queste persone, che di certo verranno coinvolte e sfruttate in traffici di tutti i tipi, alla mercé del crimine e del terrorismo. E per i cittadini italiani e stranieri che vivono legalmente nel nostro Paese, e che vedono ingrossarsi le fila della manovalanza di chi mina la loro sicurezza.
A questo punto forse non sarebbe male che il ministro Minniti e il Viminale dessero delle risposte. Possibilmente spiegando con dati e cifre come stanno affrontando il problema dei clandestini in circolazione nel nostro Paese. Noi siamo qui. E continueremo a battere il chiodo finché non avremo queste risposte.

 

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