Scienza

Batteri: scoperto come diventano resistenti agli antibiotici

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Batteri in grado di resistere agli antibiotici. In gran parte siamo noi ad averli generati con comportamenti scorretti più volte segnalati per scongiurarli tramite campagne di sensibilizzazione. Perché quando assumiamo erroneamente gli antibiotici non solo facciamo del male a noi stessi, ma anche a tutto il resto del mondo. In particolare ai nostri figli. In tal modo diamo infatti la possibilità ad alcuni batteri di sviluppare negli anni un meccanismo protettivo. E così entrano a far parte della categoria dei batteri multiresistenti.

Infezioni killer

Il problema sta diventando molto serio. Ad esempio in ambito ospedaliero, dacché le infezioni batteriche rappresentano la maggiore causa di morbilità e mortalità nei reparti di terapia intensiva. Si entra in ospedale per un problema e si rischia la vita anche per un problema differente. In questo scenario la ricerca sta ovviamente tentando di arginare il fenomeno da diversi fronti. Da un lato si studiano nuovi farmaci antibiotici. Dall’altro si osservano i batteri più pericolosi per comprenderne i meccanismi protettivi, sperando un giorno di farvi breccia.

La scoperta di Birmingham

Una ricerca, pubblicata questo mese sulla rivista Nature Communications da alcuni studiosi della University of Birmingham, pare avere individuato due di questi meccanismi. E fa pensare ora di poter sviluppare farmaci in grado di contrastarli. Il risultato è stato ottenuto grazie all’uso di una tecnica sperimentale innovativa. È basata sul sequenziamento del DNA e non è stata mai applicata prima d’ora nella ricerca in questo ambito. Un risultato frutto di un decennio di ricerca da parte del gruppo. 

Batteri: il gene protettivo

Il responsabile della ricerca, il professor David Grainger, nel comunicato dell’università britannica spiega di cosa si tratta. “Abbiamo studiato un gene trovato nei batteri implicato nella multipla resistenza agli antibiotici. Nonostante il gene fosse conosciuto da molti decenni, non era chiaro come determinasse in pratica tale resistenza. E la nostra ricerca individua un ruolo precedentemente sconosciuto per tale gene nel controllo del processo della resistenza ai farmaci. Abbiamo trovato due meccanismi totalmente inaspettati usati dai batteri per proteggersi dagli antibiotici. Il primo protegge il loro DNA dai Fluorochinoloni, il secondo impedisce alla Doxiciclina di entrare nel batterio”.

Difesa comune

Il dottor Prateek Sharma, che si è occupato direttamente della parte sperimentale della ricerca, aggiunge: “Il meccanismo di resistenza che abbiamo identificato è stato trovato in molti tipi di batteri. Pertanto la nostra ricerca può portare ora alla scoperta di molecole da inserire nei farmaci che siano in grado di contrastare le infezioni”.

Batteri e antibiotici: regole semplici

Resta chiaramente come sempre del lavoro da fare. Per gli scienziati occorre ora sfruttare le nuove conoscenze con ricerche su nuovi farmaci. A noi invece il compito di non amplificare il problema, seguendo le linee guida più volte richiamate nelle campagne di sensibilizzazione sull’uso di antibiotici:

  • Gli antibiotici non vanno presi per curare un semplice raffreddore o l’influenza. Gli antibiotici infatti combattono i batteri, non i virus.
  • Preferire l’uso di antibiotici mirati sul batterio specifico anziché quelli ad ampio spettro, laddove possibile.
  • Occorre assumere antibiotici solo dietro consulto medico ed adeguandosi alla posologia indicata. Interrompere il trattamento senza l’ok del dottore semplicemente perché si sta meglio può significare non sterminare l’intera popolazione batterica, facilitando la sopravvivenza e lo sviluppo di meccanismi difensivi da parte dei batteri. Stesso problema in caso di trattamento eccessivamente prolungato o con dose giornaliera ridotta rispetto alla prescrizione medica.

Alberto Dalla Mora è professore associato del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano. Ha al suo attivo più di 80 pubblicazioni scientifiche di livello internazionale ed è coautore di oltre 100 presentazioni a conferenze. Ha diverse collaborazioni a progetti di ricerca finanziati dall'Unione europea nell’ambito della fotonica.

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