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La Cgil di Landini: dall’attualità a una storia che parte da Piacenza 130 anni fa

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Cgil: Maurizio Landini ha celebrato la fondazione della prima Camera del Lavoro italiana nata a Piacenza 130 anni fa. Un evento suggestivo, che si è svolto a Palazzo Gotico davanti a un folto pubblico. Con il segretario confederale della Cgil che ha colto l’occasione, intervistato dal direttore di SkyTg24 Giuseppe De Bellis, per toccare anche i temi della maxi manovra appena varata dal Governo Draghi.

Dagli incentivi per il lavoro al Pnrr

“È una manovra molto importante, che mette in movimento 30 miliardi di euro in un momento straordinario”, ha affermato Landini. Però, sul piano dell’occupazione, “non si considera che stanno aumentando i contratti a termine, quelli di pochi mesi; è cresciuto il lavoro somministrato; quello intermittente; quello a chiamata… Stiamo parlando di un milione di posti di lavoro precari nati in questi mesi”. Una situazione preoccupante per il leader della Cgil. “Vanno cambiate quelle leggi che nel nostro Paese creano questa precarietà. Gli incentivi alle imprese vanno dati solo per posti di lavoro ‘fissi’. Il tema del salario dei lavoratori più giovani non va rinviato, va affrontato ora”.

Poi ecco un passaggio sul nodo pensioni. “Nessuno di noi pensa di tornare alle baby pensioni. Ma com’è possibile che lavoratori che vanno in pensione a 71 anni prendano poco più del contributo minimo dato a tutti?” si è domandato il segretario della Cgil. “Non è una protesta per la protesta, per dimostrare che esistiamo. Le persone hanno dei problemi e noi siamo qui per aiutare a risolverli. Volevamo essere coinvolti prima per dare una mano sulla manovra; invece ci hanno convocato all’ultimo per esporre interventi già decisi”.

E anche sul Pnrr Landini non dorme sonni tranquilli. “Temiamo di non riuscire a spendere quelle risorse. Negli ultimi anni gli enti pubblici sono stati svuotati di professionisti e tecnici”. Per cui “sarà difficile riuscire a muoversi per tempo per non perdere le risorse economiche”. Tutti temi, ha ricordato, “già denunciati ai precedenti Governi”.

Insomma, la Cgil è un sindacato sempre al centro delle dinamiche socioeconomiche del Paese. Anche per i fatti che recentemente hanno visto la sua sede di Roma vittima delle aggressioni degli estremisti di Forza Nuova. Un evento ricordato e nuovamente condannato con fermezza nell’intervento del segretario provinciale Gianluca Zilocchi.

La prima Camera del Lavoro

Detto dell’attualità, passiamo adesso alle radici della storia della Cgil che merita di essere ricordata in quest’anniversario piacentino. Si parte dal 1891, quando fanno la loro comparsa in Italia le Camere del Lavoro, destinate a rappresentare organismi centrali e specifici del movimento dei lavoratori. Inizialmente si chiamavano Borse del Lavoro e in quell’anno nascono proprio a Piacenza (la sede sarà inaugurata il 23  marzo) e poi a Milano e Torino. 

Assumono dapprima un carattere moderato, assistenziale e di lotta alla povertà. Il fine ultimo restava il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia, da raggiungersi senza il ricorso alla lotta di classe. Tuttavia ben presto le cose cambieranno. A Genova nel 1892, al Congresso costitutivo del Partito dei lavoratori italiani (dal 1893 Partito socialista dei lavoratori e dal 1895 Partito socialista italiano), le Camere del Lavoro vengono riconosciute come strumenti di lotta sindacale. Il ruolo del sindacato e quello del Partito socialista vanno sempre più sovrapponendosi. 

Le due correnti della Cgl

Naturalmente, come nel Partito Socialista, due erano le correnti all’interno della Confederazione Generale del Lavoro (che come tale vedrà la luce solo nel 1906, cinque anni dopo la nascita della Fiom): quella riformista e quella rivoluzionaria. I riformisti proponevano innanzitutto l’accettazione dello Stato e la lotta politica dentro le istituzioni, una più equa redistribuzione della ricchezza nazionale e il miglioramento della legislazione sociale. La corrente di pensiero rivoluzionaria, invece, prevedeva l’abbattimento dello Stato borghese e di tutte le sue strutture. 

Come a livello nazionale, anche a Piacenza si alterneranno queste due correnti. Ciò accadrà fino al definitivo avvento del fascismo, che mette fine al sindacato come era fino allora conosciuto per sostituirlo con le proprie strutture. A livello nazionale le tendenze rivoluzionarie erano rappresentate soprattutto da figure quali Arturo Labriola, Filippo Corridoni, Alceste De AmbrisEdmondo Rossoni; invece i principali esponenti delle tendenze riformiste erano Bruno Buozzi, Rinaldo Rigola, Gino Baldesi, Argentina Altobelli.  

Per finire una curiosità: nel 1909, Nicola Bombacci, un sindacalista rivoluzionario (ma soprattutto un socialista rivoluzionario), sarà a capo della Camera del Lavoro di Piacenza. Lo stesso Bombacci fonderà il Partito Comunista d’Italia nel febbraio del 1921 con Bordiga e Gramsci. Ma da comunista, andrà a morire con e per Mussolini. 

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Ferdinando Bergamaschi è un imprenditore piacentino del settore agricolo. Ha un percorso di studi classici, ama la scrittura e gli studi storici. Ha scritto e pubblicato due libri di carattere storico. Ha tenuto alcune conferenze: la presentazione del libro “Cattolici fra europeismo e populismo”, di cui è autore della postfazione, presso la Camera dei Deputati nel 2019; due conferenze tenute a Verona sul tema “sovranismo-globalismo”; una conferenza su Aleksandr Solzenicyn presso la sede dei Liberali di Piacenza.

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