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Lega: tra Giorgetti e Salvini sovranismo al bivio

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Lega di lotta o Lega di governo? Lo scontro che si è consumato nelle ultime settimane tra governisti e sovranisti, cioè tra Giorgetti e Salviniall’interno del Carroccio rivela due differenti approcci politici. Non è tanto legato alla divisione tra “sì green pass” e “no green pass”. E neppure, come molti credono, tra il nord produttivo giorgettiano e l’impostazione nazional-populista salviniana. Bensì è dettato dalla visione ormai nostalgica che ha Salvini della realtà e quella più concreta e anche proiettata nel futuro di Giorgetti.

L’antieuropeismo spicciolo

Salvini pensa (o spera) ancora che la Lega possa rivendicare pulsioni sovraniste nel senso di un antieuropeismo spicciolo. Ma ormai il segretario del Carroccio quella partita l’ha persa, quando al Papeete ha fatto cadere il Governo gialloverde. E ha consegnato quella partita a Fratelli d’Italia che, più coerentemente con la sua storia e in modo più organico, porta avanti una linea con pulsioni quasi autarchiche di forte critica all’Europa e di richiamo all’orgoglio nazionale: il partito di Giorgia Meloni, a differenza di quello di Salvini, può permettersi di fare questo poiché è rimasto all’opposizione.

Torcicollo nostalgico

Salvini, che pure ha avuto l’importante merito di aver dato al suo partito una connotazione nazionale e non più nordista, ha avuto il grande demerito (per paura?) di non aver sviluppato fino in fondo la battaglia che aveva intrapreso da ministro dell’Interno del Conte I e di essere rimasto, però, con la mente e col cuore a quell’epoca (di lotta): un’epoca che però non esiste più (almeno per la Lega governista): soffre cioè di torcicollo nostalgico. 

Linea vincente

Giorgetti, invece, si rende perfettamente conto che l’epoca dell’antieuropeismo per una forza di governo non esiste più. Facendo asse direttamente con Draghi, il ministro dello Sviluppo economico lavora – che piaccia o no – a un nuovo assetto europeo, quindi a una nuova Europa. Sarà la sua, nella Lega, la linea vincente (e già lo è). Salvini quindi si trova attanagliato tra Giorgetti (con i presidenti di Regione governisti che si sono schierati con lui) e la Meloni, e non sarà facile per lui ritagliarsi uno spazio degno delle sue ambizioni; ma d’altronde questo destino se lo è creato da solo, alimentando aspettative che non ha saputo concretizzare.

Quale sovranismo?

Ma il lettore a questo punto si chiederà anche cosa significhi “sovranismo”. Bisogna dire anzitutto che il concetto di sovranismo è un concetto relativo e non assoluto. Infatti, come esiste una sovranità nazionale, esiste anche, ad esempio, una sovranità europea. Europa e nazione quindi non sono necessariamente antagoniste.

Ciò non toglie che il sovranismo nazional-populistico ha avuto (e forse in parte ancora ha) il merito di fare leva sull’orgoglio nazionale, quindi sull’autocoscienza di popolo-nazione, e peraltro ha avuto questo merito in tempi del recente passato in cui il mainstream e il politicamente corretto propugnavano la finta e ipocrita idea di un’Europa che a parole era solidale e che nei fatti prendeva decisioni solo a favore di determinate élite che avevano volontà e interessi opposti a quelli dei popoli nazionali.

Tuttavia, questo valeva per l’epoca pre-Covid. Quella di cui Salvini ha nostalgia, e non di questa nuova epoca, che è una stagione di transizione nella quale i centri di decisione sovranazionali dovranno per forza tenere conto delle volontà dei Governi nazionali se non vogliono implodere.

Ferdinando Bergamaschi è un imprenditore piacentino del settore agricolo. Ha un percorso di studi classici, ama la scrittura e gli studi storici. Ha scritto e pubblicato due libri di carattere storico. Ha tenuto alcune conferenze: la presentazione del libro “Cattolici fra europeismo e populismo”, di cui è autore della postfazione, presso la Camera dei Deputati nel 2019; due conferenze tenute a Verona sul tema “sovranismo-globalismo”; una conferenza su Aleksandr Solzenicyn presso la sede dei Liberali di Piacenza.

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