Cultura

D’Annunzio, la miss e quella visione di destra da sfatare

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Claudia Motta (foto dal profilo Facebook) e Gabriele d'Annunzio

Gabriele D’Annunzio (pur dall’aldilà) ha conquistato l’ennesima dama: stavolta si tratta della finalista di Miss Mondo Italia, la bellissima Claudia Motta. È stata lei a citare su Instagram la frase dannunziana Memento audere semper (Ricordati di osare sempre). E per ciò è stata tacciata di essere “di destra”. Il motto in questione era stato coniato dal vate durante l’impresa bellica della Prima guerra mondiale ricordata come Beffa di Buccari. Ma al di là di questo, è interessante notare che spesso coloro che accusano D’annunzio di essere di destra, dando alla parola “destra” il significato tout court di brutto e cattivo, non si rendono conto che il vate – che peraltro, sia detto per inciso, non era né fascista né antifascista – è stato l’antesignano di tante battaglie estremamente progressiste e innovatrici. Quindi, per nulla “di destra” come intendono la parola i censori social di Claudia Motta.

Un po’ di Storia… 

Non ci riferiamo solo al clamoroso gesto del vate che, eletto nel 1897 con la destra, era passato nel marzo del 1900 all’estrema sinistra (“Vado verso la vita”, dirà per giustificare il suo gesto, anche in forte polemica verso le politiche “liberticide” e reazionarie di Luigi Pelloux). Soprattutto vogliamo evidenziare quella che è stata la sua avventura-epopea a Fiume. Basti pensare a quello che era il programma fiumano della Carta del Carnaro.

Addirittura, secondo la studiosa del futurismo e delle avanguardie artistiche Claudia Salaris (Alla festa della Rivoluzione, Il Mulino, 2002), gli artisti e i libertari accorsi con D’Annunzio a Fiume nel settembre del 1919 (da Filippo Tommaso Marinetti a Mario Carli a Ludovico Toeplitz; da Guido Keller a Leon Kochnitzky; da Giovanni Comisso ad Harukichi Scimoi; da Emilio Settimelli a Mino Somenzi) sarebbero i precursori di tutti i movimenti ribellistici-anarchico-libertari di tutto il Novecento. Specie del femminismo e del ’68, ma anche del movimento del ’77, e di fenomeni come il naturismo, il nudismo, l’emancipazione sessuale. E quindi dell’emancipazione omosessuale, della liberalizzazione delle droghe (tutte situazioni in larga parte attuate da questi libertari durante l’occupazione di Fiume), o di proposte completamente visionarie, come l’abolizione delle carceri e l’eliminazione del denaro.

In più, al libertarismo individuale a Fiume era strettamente collegato il libertarismo collettivo. Quello di tipo “sociale”, che secondo questi pazzi visionari futur-arditi era inscindibile dal primo, poiché secondo loro non vi può essere liberazione del singolo se non vi è liberazione della collettività e viceversa; ne consegue da parte loro il proclama di lotta contro tutti gli imperialismi, la difesa di tutti gli oppressi – individui, popoli e classi che siano – la protezione del lavoro, il salario minimo garantito e così via. 

Dannunzianesimo e fascismo

La via intrapresa dalla Salaris è quella di aver voluto negare, nella sua essenza per lo meno, la correlazione tra l’esperienza di Fiume e l’esperienza del fascismo. In effetti se la Carta del Carnaro fiumana è stata rivendicata dal fascismo come genitrice non solo della Carta del Lavoro fascista ma di gran parte delle conquiste sociali e sindacali della politica fascista, è evidente che tutto quel che riguarda il libertarismo individuale di Fiume è agli antipodi con la concezione fascista, concezione che si è espressa nei termini di un autoritarismo.

Rimane a questo proposito da affrontare la domanda: tale concezione individual-libertaria fiumana è del tutto agli antipodi con il fascismo, oppure in parte potrebbe esserci affinità con esso? Se si guarda la questione dal punto di vista di quale è stato il rapporto tra la grande maggioranza dei personaggi che diedero vita all’esperienza-avventura di Fiume e il fascismo è assolutamente impossibile non constatare che appunto la grande maggioranza di essi avevano aderito in vario grado al fascismo di Mussolini. Da Marinetti (che prese parte anche alla Repubblica Sociale Italiana) a Mario Carli a Emilio Settimelli a Mino Somenzi che avevano aderito convintamente al fascismo insieme con la grande maggioranza di tutto il movimento futurista; a Guido Keller e Giovanni Comisso che, pur senza grande partecipazione, avevano fiancheggiato il fascismo.

Poi, a tutti è noto il rapporto di stima e amicizia, pur fra tanti distinguo da parte di entrambi, tra il vate e il duce. Eppure il fascismo se da un punto di vista di progresso sociale ha costituito un avanzamento, da un punto di vista di libertà individuale è stato una reazione al progresso, una retroguardia. Il fascismo infatti non ha sviluppato, anzi ha frenato gli importanti impulsi femministi che il libertarismo fiumano aveva proposto. Ancor di più uno stesso discorso vale per l’emancipazione omosessuale (sull’emancipazione più genericamente sessuale è invece stata in quegli anni la Chiesa a frenare, più che il fascismo) e neppure le più problematiche proposte di liberalizzazione delle droghe e abolizione delle carceri sono state considerate dal fascismo che anzi si è mosso in senso opposto.

Il mito della giovinezza

C’è però un punto, che la Salaris sembra non considerare, in cui vi è affinità in ambito di libertarismo individuale tra mussolinismo e fiumanesimo dannunziano: quello dell’esaltazione della giovinezza spirituale e di tutte le energie che essa sa sprigionare; un’esaltazione della giovinezza spirituale che da un punto di vista sia fiumano che fascista-mussoliniano era il piede d’appoggio dello sviluppo delle migliori espressioni dell’individualità.

La “vita-festa” dannunziana

Infine è opportuno far notare che la reggenza fiumana di D’Annunzio e dei suoi legionari futur-anarchico-libertari ha tutte le caratteristiche per essere considerata utopica e visionaria ed è fondata sull’ “ideologia” della “vita-festa”. In questa “vita-festa”, peraltro,  la musica è considerata il principio centrale dello Stato, come si legge nella costituzione fiumana. Uno Stato, quello di Fiume dannunziana, che come scrive la Salaris è “davvero irreale”e che peraltro “si finanzia con i clamorosi colpi di mano degli Uscocchi, in ricordo degli antichi pirati, che attira a sé artisti, bohémien, anarchici, avventurieri, apolidi, omosessuali, dandy, militari, riformatori d’ogni tipo”.

Ferdinando Bergamaschi è un imprenditore piacentino del settore agricolo. Ha un percorso di studi classici, ama la scrittura e gli studi storici. Ha scritto e pubblicato due libri di carattere storico. Ha tenuto alcune conferenze: la presentazione del libro “Cattolici fra europeismo e populismo”, di cui è autore della postfazione, presso la Camera dei Deputati nel 2019; due conferenze tenute a Verona sul tema “sovranismo-globalismo”; una conferenza su Aleksandr Solzenicyn presso la sede dei Liberali di Piacenza.

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