Cultura

Giorgio Forattini, addio al principe della satira politica che appassionava gli italiani

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Giorgio Forattini: addio al principe della vignetta satirica del periodo d’oro della politica che appassionava gli italiani. Si è spento ieri a Milano all’età di 94 anni. La sua lunga vita è stata caratterizzata inizialmente da una notevole ecletticità, che lo ha portato ad emanciparsi presto dalla famiglia d’origine e fare svariati lavori, dopo avere ottenuto la maturità classica e interrotto gli studi di Architettura.

Quindi, la svolta dopo i quarant’anni: l’approdo alla satira e il suo fondamentale contributo al riconoscimento del rilievo informativo di quest’ultima, sullo sfondo della giovane democrazia italiana. Forattini diventa personalmente giornalista professionista, ma sono la notorietà e l’incidenza di costume delle sue vignette a fare della beffa al potere un modo complementare di approcciarsi al dibattito politico e sociale, tanto più originale nel Paese del Papato e della Dc.

Dal tappo Fanfani ad Andreotti-Belzebù…

Cominciamo dall’inizio, con il “tappo” Amintore Fanfani che salta dall’annata 1974 del referendum sul divorzio, vinto dal fronte anti-abrogazionista. Era il Forattini di Paese Sera, quotidiano semplicemente “vicino” al Pci, che aveva allora l’Unità come organo. Il creativo, attivo già anche sul settimanale Panorama della Mondadori, si fa contagiare dal fascino dell’avventura di Eugenio Scalfari e partecipa sin dalla fondazione al progetto di Repubblica, nel 1975. Nel 1978, per il giovanissimo quotidiano liberal-socialista fonda l’inserto Satyricon, oltre a disegnare la striscia quotidiana nella pagina dei Commenti. Al primo periodo di collaborazione scalfariana appartengono le vignette sul compromesso storico, Enrico Berlinguer imborghesito in vestaglia e quasi infastidito da un corteo operaio, Giulio Andreotti già cinico in attesa di diventare direttamente luciferino.

Nel 1982, Forattini passa alla Stampa e la sua vignetta ottiene la dignità di prima pagina, che manterrà anche dopo il suo ritorno a Repubblica e l’Espresso nel 1984. Gli anni ’80 sono dominati da Bettino Craxi-duce in camicia nera e stivaloni (istigati anche dallo pseudonimo Ghino di Tacco), da Giovanni Goria senza volto e dal “putto” Giovanni Spadolini nudo con la natura infantile: un tocco di leggerezza che non trascolorava mai nella volgarità. Con gli anni ’90 e la stagione di Mani Pulite e delle stragi di mafia (la Sicilia a mo’ di testa di coccodrillo), si completa la parabola infernale di Andreotti-Belzebù e si affaccia il nuovo protagonista Silvio Berlusconi.

L’ipersensibilità di Massimo D’Alema sul suo presunto ruolo di insabbiatore del dossier Mitrochin (per cui l’allora presidente del Consiglio querelò il giornalista e la testata) porta alla definitiva rottura di Forattini con Scalfari e al ritorno del vignettista a Torino per cinque anni (2000-2004). Nel frattempo, ce n’è per Romano Prodi prete catto-comunista e per i tanti politici “bestializzati”, come il topo Giuliano Amato, il rospo Lamberto Dini e il bruco Walter Veltroni. Le ultime brevi collaborazioni dell’autore saranno con la stampa di destra (Il Giornale allora diretto da Maurizio Belpietro) e col trittico Resto del Carlino-Nazione-Giorno.

La tragedia del figlio e il secondo matrimonio

Non conviene omettere un tristissimo particolare privato. Nel 2011, Forattini perse il secondo figlio della prima moglie, Fabio, scomparso improvvisamente 52enne. Quel lutto universalmente percepito come innaturale segnò profondamente il disegnatore, al punto da spingerlo a parlarne pubblicamente, mentre era solitamente riservato sul suo privato. Prese atto amaramente di non potere più fare ridere, perché il suo umore non era più in alcun modo corrispondente.

Il tratto conclusivo della sua lunga vita è stato allietato dal secondo matrimonio con Ilaria Cerrina Feroni, sposata poco meno di trent’anni fa e conosciuta nell’ambito delle attività editoriali in cui lei pure lavorava.

Messa a nudo e richiamo all’umanità

La nudità, tema caro alla matita di Forattini, era per lui evidentemente emblematica dello spirito della satira. La messa a nudo è sia scherno del potere, sia umanizzazione delle persone a rischio di scomparire dietro i personaggi. La satira è tale se e solo se non guarda in faccia a nessuno e sa, a propria volta, fare buon uso della libertà di cui deve disporre.

Forattini ebbe a dolersi con disincanto della suscettibilità della sinistra, che amava ridere degli altri ma sapeva poco farlo di se stessa: forse dipendeva dal fatto che prima disponeva meno del potere, più ancora che di meno potere. Ad ogni modo, il colmo per un umorista non è forse la disillusione? Con questa battuta, salutiamo il principe delle vignette e ciascuno se lo immagini ora su una nuvoletta, lui pure divenuto putto, intento a disegnare caricature di San Pietro.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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