Cultura

Leone XIV esclude per la Vergine Maria il titolo di Corredentrice: cosa significa e cosa c’è sotto?

La Pietà di Michelangelo (foto Juan M. Romero)

Papa Leone XIV e l’esclusione di Maria Corredentrice: cosa significa e cosa c’è sotto? Una notizia di cronaca di Curia romana riguardante un tema difficile e che implica un elevato tasso di specialità teologica può riguardare la gran parte dei fedeli?

Pensiamo di sì e così ci pare si possa dire almeno per i praticanti, cioè quanti non lasciano in sonno il Battesimo ricevuto nella prima infanzia e frequentano regolarmente i Sacramenti e la Chiesa. Dobbiamo fare subito una precisazione: affrontiamo questo tema tenendo a mente proprio quelli che “vanno in chiesa”, un po’ in controtendenza rispetto al modo con cui si è ormai soliti parlare della comunità cristiana all’esterno di essa, ma anche dal suo stesso interno. Dopo un pontificato come quello di Papa Francesco che è stato tutto centrato sulla Chiesa “in uscita”, noi ci soffermiamo oggi su un tema che interessa soprattutto quelli che dentro la Chiesa sono abituati a starci e non in modo “anarchico-individualista”, ma fidandosi dell’autorità e della sua responsabilità. Cominciamo senz’altro dalla notizia e poi ci ragioneremo sopra.

La Nota della Dottrina della Fede 

Il Dicastero per la Dottrina della Fede (antico Sant’Offizio e prima ancora Inquisizione) ha emanato lo scorso 4 novembre una Nota dottrinale dal titolo «Mater populi fidelis – Su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza». Il documento, che sarebbe appartenuto comunque di per sé al Magistero (insegnamento) ordinario papale, risulta anche espressamente firmato da Leone XIV, oltreché dal cardinale Víctor Manuel Fernández che presiede l’ufficio che lo ha emanato e presentato.

Illustrando il documento, il porporato ha chiarito che il suo tema centrale è la maternità spirituale di Maria verso i credenti e la sua capacità di intercessione presso Dio, qualità che giustificano l’autentica pietà mariana dei fedeli cattolici. La precisazione si è resa necessaria probabilmente perché la sistematica della Nota potrebbe fare pensare ad altro sia ai lettori più superficiali, sia a quelli interessati a criticarlo “a prescindere” in considerazione della sua provenienza da un uomo (appunto Fernández) della Curia che è stata di Papa Bergoglio. Infatti, prima di sviluppare largamente e con dovizia di riferimenti scritturistici e dottrinali il tema della maternità prossima e intercedente di Maria, la Nota destituisce nettamente di fondamento il titolo di Corredentrice e circoscrive la portata di quello di Mediatrice, che pure la Vergine si è vista sovente riconoscere nei secoli da santi, dottori e pontefici.

Credere in Dio attraverso Maria

Non possiamo, qui, impegnarci e impegnare i lettori in un approfondimento mariologico, cioè teologico, che richiederebbe un comune retroterra di consapevolezza che non possiamo presumere di condividere. Questo non ci impedisce comunque di poterci intendere. Corredentrice e Mediatrice sono titoli che, secondo il Magistero della Chiesa, possono ingenerare confusione sulla natura di Maria e la portata del suo contributo al disegno divino di salvezza.

Solo Gesù Cristo è Redentore e solo Gesù Cristo è Mediatore tra Dio e gli uomini, perché egli è il Signore. Sua Madre è creatura sovreminente, ma resta nondimeno tale – cioè creatura – e tutti i privilegi di cui è adornata dipendono dall’elezione del Padre, dal legame generativo con il Figlio e dalla grazia dello Spirito. Maria non è una divinità e non è nemmeno la dolcezza che mancherebbe alla Misericordia divina. Maria è un segno e un sostegno per il popolo credente, ma rimanda alla Trinità. Maria ha un evidente ruolo anche nella Scrittura, perché rappresenta nel Nuovo o Secondo Testamento il compimento della promessa fatta ai progenitori nell’Antico o Primo Testamento dopo la caduta del peccato. Il cristiano, però, non può e non deve credere “in Maria”, bensì può e deve credere in Dio anche attraverso la maternità spirituale e l’intercessione di Maria.

Il senso della Nota della Dottrina della Fede, insomma, è: si privilegino le espressioni e le forme di devozione mariana che hanno un solido fondamento evangelico e mantengono la Vergine nell’ambito (ancorché speciale) suo proprio, senza alcuna attrazione nella divinità che non le compete.

La mariologia e la sintesi di Paolo VI

Come promesso, detto del documento della Santa Sede, proviamo a riflettere brevemente sul tema. La mariologia (teologia su Maria) e la pietà mariana sono questioni della massima delicatezza, perché si situano al punto insieme d’intersezione e di attrito tra la il senso della predicazione della Chiesa e la sua comprensione da parte dei credenti. Mentre i teologi possono interessarsi anche solo relativamente a come i fedeli intendano precisamente queste questioni, i pastori non possono fare altrettanto. Chi porta responsabilità – e il Papa con la sua Curia ne porta quella massima per la Chiesa universale – deve orientare opportunamente la fede e avere in pari tempo cura che la sua pratica sia per quanto possibile conseguente.

La Scrittura e la Tradizione (Magistero e dottrina) non hanno certamente mai equivocato la natura creaturale di Maria e il suo essere totalmente riferita a Cristo. In altri termini, hanno sempre saputo e insegnato che la Vergine è beneficiaria e non autrice del progetto divino su tutto ciò che esiste. Riconosciamo però che, se ancora oggi si tratta di questioni non semplici, figuriamoci come possa avere impattato in passato la speciale venerazione mariana sulla fede delle persone sprovviste persino di cultura di base!

Il Concilio Vaticano II, conclusosi 60 anni fa, ha affrontato la questione incorporandone sapientemente la trattazione nel contesto della Costituzione dogmatica sulla Chiesa (“Lumen Gentium”). San Paolo VI, poi, con l’Esortazione apostolica “Marialis cultus” del 1974 ha ricapitolato il tutto e quest’ultimo documento resta insuperata sintesi dell’argomento. Il Concilio e il Papa hanno preso atto che non era più possibile accontentarsi della pietà mariana come di un modo qualsiasi per tenere la gente attaccata alla fede e alla Chiesa. In più, il clima conciliare ha consentito alcuni progressi in chiave ecumenica (relazione con le altre confessioni cristiane) e, per parte cattolica, se non si trattava minimamente di abiurare la mariologia, sistematizzare la pietà mariana e ricentrarla su base evangelica e cristologica parvero opzioni quanto mai opportune.

Maria e la Chiesa trionfano in Dio

A questo punto dovrebbe essere chiaro perché, in certi ambienti conservatori, la Nota della Dottrina della Fede dei 4 novembre riesca molesta, nonostante sia in genuina sintonia con la sostanza della Rivelazione pervenutaci attraverso la Scrittura e la Tradizione della Chiesa. C’è il timore che essa costituisca una manifestazione di debolezza verso le istanze protestanti, stemperando la cattolicità – cioè l’integralità – della teologia romana. Non pensiamo sia così e ci auguriamo che quegli ambienti non s’impongano di crederlo per assecondare ragioni di polemica “politica” e personale.

Piuttosto, in conclusione, suggeriamo ai lettori che hanno avuto la pazienza di seguirci un ulteriore spunto di riflessione. Abbiamo definito sapiente la scelta del Vaticano II di trattare il tema mariano nel contesto dell’ecclesiologia (teologia sulla Chiesa). Quest’opzione ci pare la spia di un’altra decisiva spiegazione della centralità del culto a Maria in ambito ecclesiale. Maria è non solo Madre e modello della Chiesa, ma anche sua immagine. Per cui la Chiesa, celebrando Maria, esalta anche se stessa come figura della Vergine. Non sarà stato un caso se il beato Pio IX (1854) e Pio XII (1950) abbiano proclamato i due dogmi mariani dell’Immacolata concezione e dell’Assunzione a cavallo dei due secoli dominati dal positivismo e dai totalitarismi. I trionfi di Maria annunciano quelli della Chiesa. Tanto la Vergine quanto la Chiesa, però, trionfano in nome di Dio e per Lui.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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