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Joseph Ratzinger: la parabola di Benedetto XVI, il Papa della rinuncia

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Joseph Ratzinger: il vescovo della Chiesa cattolica, nato a Marktl, in Germania, il 16 aprile 1927 e che è stato Papa Benedetto XVI (2005-2013), è scomparso l’ultimo giorno dell’anno 2022. Ci piace parlare del suo congedo dalla scena di questo mondo con le stesse parole, da lui impiegate quasi 18 anni fa e riferite al futuro santo Giovanni Paolo II. L’allora cardinale Ratzinger, in qualità di decano del Collegio cardinalizio, presiedette le esequie del suo predecessore sulla cattedra dell’apostolo Pietro. E, pronunciando l’omelia di quel rito funebre, così disse: «Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice».

In attesa che, questa volta, sia il Papa,Francesco, a presiedere domani le esequie del suo predecessore che aveva rinunciato al ministero petrino, noi tentiamo qui una breve sintesi di un cammino e di un magistero lunghi, multiformi e fecondi. 

Dalla Germania a Roma 

Non possiamo esimerci dal ripercorrere la biografia di un così valente e compianto dottore e pastore d’anime. Joseph Ratzinger era nato nella cattolicissima Baviera. La famiglia del futuro Papa era sinceramente animata non solo dalla fede, ma anche da una spiccata pietà religiosa. A riprova, anche un altro dei tre figli di Joseph senior e Maria Rieger, Georg, si fece sacerdote.

Joseph compì gli studi teologici tra Frisinga e Monaco, a partire dal 1946. L’ordinazione presbiterale gli fu conferita dall’arcivescovo di Monaco e Frisinga, Michael von Faulhaber, il 29 giugno 1951. Nel 1953, discusse la tesi dottorale su sant’Agostino, mentre nel 1955 ne presentò un’altra su san Bonaventura, con la quale si abilitò all’insegnamento universitario, iniziato nel 1957. Tenne cattedre di teologia dogmatica a Monaco, Bonn, Münster, Tubinga e Ratisbona, nell’università di cui fu anche vicepresidente. 

Non si può dimenticare l’esperienza di Ratzinger come perito e consigliere del cardinale di Colonia, Joseph Frings, al Concilio Vaticano II (1962-1965). In quella straordinaria avventura ecclesiale e culturale, il futuro Papa ebbe modo di articolare il suo pensiero, arricchendolo grazie allo scambio con altre eccellenze della teologia cattolica contemporanea, come Karl Rahner, Henri De Lubac, Jean Daniélou, Yves Congar e il più controverso Hans Küng. Ad una fama iniziale di progressista, cioè di innovatore, finì per sostituirne un’altra, di moderato non dimentico della continuità. 

Paolo VI e Giovanni Paolo II

Una svolta decisiva alla sua vita venne da Paolo VI, che, nel 1977, lo elesse arcivescovo di Monaco e Frisinga e lo creò cardinale. Si trattava, per l’insigne maestro di teologia (così ebbe a definirlo Papa Montini in concistoro), di passare da un’esperienza pressoché esclusivamente accademica ad un’altra, segnata dall’urgente ansia pastorale.

Tappa significativa ma breve, perché, nel 1981, Giovanni Paolo II lo volle accanto a sé a Roma: prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, già Sant’Offizio e, prima ancora, Romana e Universale Inquisizione. La missione di teologo, autentico servizio ecclesiale di frontiera (ai confini della fede della Chiesa), si compì con la conversione in custode dell’ortodossia, servizio ecclesiale accentrato per eccellenza. Ratzinger manterrà l’incarico sino alla fine del lunghissimo pontificato di Karol Wojtyla, quando sarà chiamato a succedergli, il 19 aprile 2005, tre giorni dopo il suo 78° compleanno.

Il pontificato di Benedetto XVI

Veniamo, così, al pontificato. Anzitutto, la scelta del nome: Benedetto. Richiamo, certo, all’omonimo predecessore Giacomo Della Chiesa (1914-1922), che fu Papa durante la Prima guerra mondiale, da lui definita “inutile strage”. Richiamo, certamente, al compatrono d’Europa (480-547), fondatore dell’ordine che porta il suo nome, colonna del monachesimo occidentale e seminatore delle radici cristiane – che sono, poi, quelle storiche – dell’Europa. 

Quindi, la scelta dello stemma, sul quale, per la prima volta, la tiara (simbolo della commistione del potere spirituale con quello temporale e della sua superiorità rispetto a esso) ha ceduto il posto alla mitra. L’insegna liturgica dei vescovi ricorda che il Papa è tale in quanto vescovo. Sarà, questo, uno dei numerosi richiami, espliciti come anche impliciti, all’essenzialità della fede. Il recupero di un certo splendore dei riti e degli apparati liturgici papali, promosso da Papa Ratzinger, non era in contraddizione, ma coerente con la concentrazione sull’essenziale. L’essenziale è il mistero trinitario di Dio, rivelato in Gesù di Nazareth e la via pulchritudinis è sempre stata tra quelle preferite, nella storia della Chiesa, per cercare di avvicinarlo.

Continuità, purificazione e relativismo

Azzardare una sintesi dei contenuti di questo pontificato, durato quasi 8 anni, è un’impresa difficile. Qui possiamo fare solo un cenno. Le grandi direttrici ci sembra possano essere riassunte nelle seguenti tre: l’ermeneutica della continuità, la purificazione della Chiesa, la messa in guardia dal relativismo. Per ermeneutica della continuità, s’intende una precisa visione della dottrina ecclesiologica (cioè, riguardante la Chiesa) nel passaggio dal pre al post-Concilio.

Contro qualsiasi tendenza incline ad individuare nel Vaticano II una rottura con la tradizione precedente, Benedetto XVI ha costantemente riaffermato l’unicità della Tradizione con la t maiuscola, che, con la Scrittura, è per il cattolicesimo fonte irrinunciabile della Rivelazione. C’è, così come c’è stata e sempre ci sarà, un’unica Tradizione, che dagli Apostoli accompagna, guidandolo, il Popolo di Dio (tipica immagine conciliare della Chiesa) sino alla fine dei tempi.

L’immagine è quella dell’albero: cresce, diversifica gli arbusti, cambia le foglie, ma rimane lo stesso, perché medesime sono le radici. È questa l’ottica in cui leggere le aperture alle sensibilità minoritarie, specie in campo liturgico, persino degli scismatici che si richiamano a monsignor Lefebvre.

L’emendazione della Chiesa ha riguardato, in modo ragionevolmente rigoroso, non solo le colpe dei chierici macchiatisi del crimine di pedofilia, ma anche la gestione delle risorse finanziarie e dei beni temporali e, più in generale, dell’autorità nella comunità ecclesiale. La stessa personale rinuncia al Pontificato va letta, in positivo, come un esigente richiamo alla fondamentale dimensione di servizio del potere.

Quanto alla messa in guardia dal relativismo, si tratta di una bussola che ha sempre orientato il pastore Joseph Ratzinger, anche prima che egli assumesse la responsabilità della Chiesa universale. È stata anche la garanzia della prosecuzione, non di maniera, da parte sua del dialogo interreligioso e del confronto con la scienza e la cultura contemporanee.

La rinuncia e il travaglio di viverla

Infine, la vicenda di Joseph Ratzinger è stata segnata dalla sua rinuncia al Papato (28 febbraio 2013). La scelta, in sé e per sé, è ingiudicabile e interamente rispettabile, presa, com’è stata, in piena scienza e coscienza, nel foro interno della persona.

Discorso diverso abbiamo fatto e ripetiamo per le forme da lui scelte, quanto alla comunicazione e all’attuazione pratica dell’abbandono e al proprio trattamento personale, stabilito anzitempo per il futuro. Anche se con difficoltà, ci sforziamo sinceramente di comprendere che quanto è stato fatto è stato pensato avendo davanti agli occhi solo Dio e il bene della Chiesa.

Ora, Joseph Ratzinger ha varcato quella soglia che, come ogni discepolo, egli pure attraversa alla sequela del Maestro. Lo salutiamo, per un’ultima volta, con il medesimo auspicio che egli formulò per Giovanni Paolo II: «Noi affidiamo la tua cara anima alla Madre di Dio, tua Madre, che ti ha guidato ogni giorno e ti guiderà adesso alla gloria eterna del suo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore».

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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