Vertice Trump-Putin in Alaska: ci saranno senz’altro sviluppi, ma è difficile predire con quale tempistica. Si fa un gran parlare di un prossimo trilaterale allargato al convitato di pietra, il presidente in carica dell’Ucraina invasa Zelensky, ma Mosca per ora non vi accenna. E, in meno di 24 ore dall’incontro di Anchorage, filtrano indiscrezioni sui suoi contenuti effettivi, cioè in pratica sulle richieste russe per porre fine al conflitto.
Infatti, i due capi di Stato sono stati ermetici con la stampa prima di salutarsi, dandosi quasi appuntamento in terra russa su proposta di un Putin sorprendentemente disposto all’inglese (“Next time in Mosca”).
Tutto da rifare, come avrebbe detto Gino Bartali, un nostro vecchio mito del ciclismo? Non proprio, perché qualche messa a punto l’incontro di ieri l’ha definitivamente sancita. Partiamo da qui.
Non potevamo non vederci più
Per prima cosa, tutte le amenità su Putin e la Russia paria internazionali sono evaporate insieme all’applauso e alla stretta di mano con cui il presidente Usa Donald Trump ha accolto il suo omologo e se l’è portato in macchina con sé. A parte il fatto che l’inquilino del Cremlino è alleato con Cina, India e Brasile che rappresentano metà della popolazione mondiale, non bisognava aspettare ieri per sapere che l’unico Paese che conta davvero in Occidente, appunto gli Stati Uniti d’America, riconoscono la Russia come controparte: avversaria e finanche nemica, ma riconosciuta. È la nazione più vasta al mondo, con un arsenale nucleare pari o leggermente superiore a quello a stelle e strisce, provvista di immense risorse naturali e con addentellati politico-diplomatici, economici e militari in tutta l’Asia, il Nord Africa e il Sud America.
Il mainstream anglo-americano ed europeo parla sempre più spesso di un mondo che non è mai esistito. Onu, diritti e corrispondenti crimini universali, corti penali transnazionali: gli Usa hanno al massimo tollerato tutto questo, certamente lo hanno invocato contro alcuni degli altri, ma non vi si sono mai sottomessi per primi, destituendolo fattivamente di fondamento. Con nessuna Amministrazione l’America ha riconosciuto giurisdizione su se stessa ad altri. E l’America è sempre in guerra, sfruttando il privilegio di non combatterla mai sul proprio territorio. Quindi, agli Usa interessa la Russia così come alla Russia interessano gli Usa: l’intendenza segue.
La sveglia suona sempre per l’Ucraina
Un altro punto definitivamente chiarito è che la guerra russo-ucraina è sin dall’inizio una guerra russo-americana per interposta Ucraina. Due più due fa quattro per forza. L’Ucraina, se non fosse stata ispirata da Washington attraverso la Nato e l’Unione europea, avrebbe ragionevolmente concluso che bisognava accondiscendere il più possibile ai desiderata di Mosca. La Russia, infatti, incombe sopra l’Ucraina e legami storici e politici intercorrono tra Kiev e Mosca.
Se la sovranità ucraina per la Russia è un concetto più fittizio che reale, il problema è dell’Ucraina. L’alleanza tra Kiev e Washington significa che, sostenuta dalla seconda, la prima è disposta a farsi distruggere in lungo e in largo da Mosca? O, in alternativa, ad auspicare una guerra mondiale? La Russia non vuole un cessate il fuoco e Trump ha chiarito che è meglio che i due Paesi in guerra si accordino prima di fare tacere le armi: qualcosa vorrà pur dire, o no? La Russia preferisce nessuna Ucraina a un’Ucraina che non le corrisponde e gli Usa anche, pur di logorare un po’ la Russia. Chi deve svegliarsi?
L’Europa e la realtà
Il terzo aspetto acclarato è la dimensione surreale in preda a cui si trova l’Europa, cioè i Paesi della Ue. Pur di convincersi che esistono, questi ultimi continuano a sragionare bellamente. Ad esempio: lavoriamo per un cessate il fuoco inasprendo le sanzioni contro la Russia. Peccato che gli Usa abbiano condiviso con Mosca che non è realistico pensare di spronare una controparte al compromesso prendendola a pesci in faccia.
Altro esempio: d’accordo il dialogo Trump-Putin, ma guai a modificare i confini con la forza. Cosa significa? La Russia ha invaso l’Ucraina da più di tre anni, i confini sono già stati modificati con la forza. Oppure: pace sì, ma giusta e duratura. La giustizia non è di questo mondo, figuriamoci se è possibile aspettarsela da chi non ha avuto problemi a passare alle vie di fatto. Quanto alla durevolezza, dipende ancora una volta dalla presa d’atto dei rapporti di forza. La pace può durare a condizione che l’Ucraina converga sulle posizioni della Russia; diversamente, la sequenza destabilizzazione-guerra fredda-guerra combattuta è destinata a ripetersi.
Kiev verso Mosca, prima o poi, e l’Italia…
In pratica, non è cambiato niente e non rispetto al giorno prima di Anchorage, ma rispetto a 3 o anche a 12 o 34 anni fa. La Russia non accetta di passare da Urss e Patto di Varsavia a Nato e Unione europea e basta, su Ucraina e Bielorussia non transige. L’alternativa è la guerra mondiale, per la terza volta su tre prevalentemente nel teatro europeo.
Adesso, si parla di scambio di territori e garanzie di sicurezza per l’Ucraina. La stessa nostra premier, Giorgia Meloni, rilancia un’incomprensibile estensione dell’articolo 5 del trattato dell’Alleanza atlantica a Kiev: se attaccata, quest’ultima vedrebbe impegnata la Nato in guerra al suo fianco. Fateci capire: Mosca sottoscriverebbe un accordo per l’ingresso sostanziale dell’Ucraina nella Nato? Ma se le sta facendo guerra da tre anni e l’ha invasa proprio per impedirglielo! Mentre scriviamo, al telegiornale abbiamo sentito che gli Usa non sarebbero impegnati da quest’ipotetica estensione dell’articolo 5, ne sarebbero implicati solo i cosiddetti Volenterosi. L’Italia, però, se ne teneva risolutamente alla larga: qualcosa è cambiato?
Insomma: lo scambio di territori vorrebbe dire cessioni di territori ucraini in cambio di desistenza bellica russa e la garanzia di sicurezza sarebbe la continuazione delle sanzioni europee a doppio taglio, che fanno male a noi almeno altrettanto quanto ne fanno ai russi. Come Italia, c’è rimasto un solo piccolo sollievo dall’avere un governo Meloni anziché uno Schlein o Conte: per farci pateticamente coraggio, almeno non possiamo buttarla ulteriormente in ridicolo parlando di Trump stanco e sconfitto e Putin baldanzoso e legittimato.
Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.







