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Repubblica o Monarchia: tu per chi avresti votato?

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Repubblica o Monarchia? 75 anni fa un’Italia ben più disastrata di quella di oggi si recava alle urne per scegliere il suo futuro istituzionale. La guerra era finita un anno prima, il 25 aprile del 1945. Durante quell’anno l’Italia era stata governata per sei mesi da un esecutivo presieduto da Ferruccio Parri, partigiano del Partito d’azione che aveva come vice Palmiro Togliatti e per altri sei mesi dal democristiano Alcide De Gasperi che aveva come vice Pietro Nenni.

Il re di maggio

Al Quirinale sedeva il re di maggio, Umberto II, così chiamato perché il padre, Vittorio Emanuele III, gli aveva ceduto la luogotenenza del Regno due anni prima, ma aveva abdicato solo un mese prima del referendum, ai primi di maggio del 1946. La luogotenenza era stato un espediente inventato da un consigliere fidato del Re, il giurista napoletano Enrico De Nicola che, ironia della sorte, sarà il primo a beneficiare dell’esito del referendum. La luogotenenza voleva essere una abdicazione senza averne le formalità. In buona sostanza De Nicola aveva suggerito al vecchio Re, compromesso col fascismo, colpevole del pasticcio dell’8 settembre e della fuga a Pescara, di farsi da parte lasciando la scena al figlio Umberto, molto più presentabile di lui.

La monarchia sabauda si era opposta al referendum fino a che aveva potuto, ma i partiti avevano prevalso. La volontà di De Gasperi, Nenni e Togliatti, capi dei tre principali partiti usciti dalla guerra e dalla Resistenza, democristiani, socialisti e comunisti, era di dare la parola al popolo sovrano.

Cos’è il 2 giugno

Questo anniversario, il 2 giugno, è importante per tre motivi: si è scelta la forma delle nostre istituzioni; si è eletta l’Assemblea costituente che diventerà poi il Parlamento; e il suffragio è stato davvero universale perché per la prima volta hanno votato anche le donne.

È andato tutto bene? Ma neanche per sogno, non saremmo in Italia. Nonostante il numero molto elevato di voti a favore della Repubblica, circa 12,7 milioni, la Monarchia aveva retto bene, con circa 10,7 milioni di suffragi. E se il Governo, poco dopo, dal ministero dell’Interno aveva annunciato la vittoria della Repubblica, la Corte di Cassazione, che doveva dire l’ultima parola sui conteggi e sui ricorsi, tergiversava. Risponderà definitivamente solo il 18 giugno, con la proclamazione del risultato.

La paura del “vento del nord”

A grandi linee, il nord Italia era repubblicano e il sud e le isole fortemente monarchici. Nei giorni successivi al referendum erano iniziati scontri di piazza sia a Milano sia a Napoli. Il Governo temeva disordini che avrebbero potuto arrivare a conseguenze anche rivoluzionarie. Ricordiamo che al nord i partigiani non erano ancora stati disarmati. E la loro componente comunista accarezzava la “seconda ondata” del vento del nord che poi era la presa violenta del potere. Togliatti era di tutt’altra opinione, ma non era pacifico che prevalesse.

Insomma, in un drammatico incontro al Quirinale tra De Gasperi e Umberto, il primo aveva forzato il monarca alle dimissioni, minacciandolo che sennò avrebbe avuto sulla coscienza i morti che sarebbero seguiti ai disordini. Umberto esegue e parte per l’esilio ma non riconoscerà mai gli esiti del referendum.

Un bilancio personale

Pur essendo nato quasi dieci anni dopo il referendum del 2 giugno 1946, mi sono chiesto spesso come avrei votato quel giorno. Se fossi vissuto in quell’epoca, sarei stato un vinto, uno che aveva combattuto dalla parte sbagliata, e così avrei dovuto avere in spregio allo stesso modo sia i repubblicani-partigiani che i Savoia, che aveva architettato il 25 luglio. Eppure avrei votato Monarchia, come credo abbiano fatto i miei genitori e i miei nonni.

Ma poi, me ne sarei anche pentito. Perché è pur vero che negli anni abbiamo dovuto subire un Leone, uno Scalfaro e persino un Napolitano, ma abbiamo anche avuto un Einaudi, un Pertini, un Ciampi e un Mattarella che ci hanno riconciliato con l’istituzione. E se dobbiamo immaginare un Quirinale abitato da Vittorio Emanuele IV con la regina Marina Doria e da un Emanuele Filiberto I°, possiamo riconoscere che in quel lontano 2 giugno, in fondo, ci è andata bene.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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