Piacenza è sotto shock per il grave episodio di violenza collettiva avvenuto mercoledì sera a due passi dal centro. Un episodio per certi aspetti con i tratti della guerriglia urbana, che ha visto il coinvolgimento di una quarantina di persone in una maxi rissa, incuranti del contorno di famiglie e passanti in una zona trafficata della città come via IV Novembre.
Spedizione punitiva di matrice xenofoba? Rappresaglia per un’aggressione subita in precedenza? Regolamento di conti? Sono in corso le indagini degli inquirenti e delle forze dell’ordine che arriveranno a delineare il quadro dei fatti. Sappiamo che all’ospedale sono finiti due cittadini nordafricani, aggrediti da un gruppo di giovani che pare avessero partecipato a una manifestazione dei supporter del Piacenza Calcio – si dice con connotati legati all’estrema destra – contro il degrado.
Il degrado, appunto. La città non da ieri ma da anni sta scivolando verso questa deriva. Basta leggere le cronache quotidiane che parlano con sempre più frequenza di risse per strada, aggressioni con armi bianche e finanche con armi da fuoco, per svariati motivi spesso legati allo spaccio di stupefacenti nel mondo giovanile. Un quadro preoccupante, anche uscendo dal microcosmo locale, che parte dalle periferie soprattutto sociali di Piacenza.
Nessun pregiudizio, ma non nascondiamoci nemmeno dietro un dito: anche la percentuale di cittadini stranieri coinvolti in questi episodi è rilevante. D’altra parte Piacenza e la sua provincia sono ai primi posti nazionali per la presenza di tante comunità straniere, provenienti dal Nordafrica e dal resto del continente, dai Balcani e dall’Est Europa, dal Sudamerica e dal Subcontinente indiano, senza dimenticare l’Estremo oriente.
Perché sono a Piacenza? Nella maggioranza dei casi ruotano attorno alla logistica, che nel giro di oltre vent’anni in città e provincia è diventata una realtà molto importante, dove transita più del 30% delle merci a livello nazionale. Se in questi decenni la logistica è cresciuta con nuovi insediamenti, non si può dire altrettanto in merito alle politiche di integrazione sociale anche per questi lavoratori, che via via hanno portato qui i loro cari o costituito nuove famiglie.
Non diciamo che la città e il suo territorio si sono girati del tutto dall’altra parte, ma quel che accade oggi dimostra che sono stati commessi errori e che comunque non si è fatto abbastanza sotto il profilo dell’integrazione. Come dimenticare la fame di abitazioni per famiglie a basso reddito, lontanissima dall’essere soddisfatta, che in alcune zone della città vede ancora un numero spropositato di stranieri abitare in una stessa casa? Quali iniziative per favorire l’integrazione sociale tra le diverse comunità etniche e gli stessi piacentini sono state messe in campo (consulta delle comunità, assessorato all’integrazione…) e che anche da queste pagine sono state sollecitate? Non si può negare che alcune attività, spesso per merito del volontariato, abbiano preso piede, ma quel che sta accadendo ci dice, anzi ci grida, che non è abbastanza, in particolare guardando al mondo dei giovani piacentini, italiani o stranieri che siano.
Finiamo con una provocazione: troppo facile nascondersi dietro la matrice xenofoba di un evento del genere o limitarsi a definirlo un episodio fine a se stesso, rivendicando la bontà di una città capace di essere inclusiva, sottolineata da qualcuno per lavarsi la coscienza, magari chiedendo solo maggior repressione, con più forze dell’ordine o militari. Se siamo arrivati fin qui qualcosa è andato storto. Chi ha gli strumenti per farlo, dalla politica alle istituzioni, alle parti sociali, si interroghi e metta da parte polemiche e frasi di rito. Per una volta si vada dritti al punto, lavorando sulla prevenzione a 360 gradi. Ne va del futuro di Piacenza, quello vero.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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