La Logistica a Piacenza? Un colosso economico che in 25 anni è cresciuto tanto da diventare un protagonista di livello internazionale. Ma che da diversi punti di vista sembra avere i piedi d’argilla, a causa di una governance un po’ abbandonata a se stessa. A mettere a fuoco la situazione, arriva lo studio “Indagine sulla logistica nella realtà piacentina”, commissionato dalla Provincia di Piacenza e presentato venerdì scorso all’Università Cattolica. Un report su cui molti stakeholder del territorio si stanno interrogando in questi giorni.
Per la prima volta arriva infatti una fotografia della Logistica piacentina mai fatta prima. E lo studio di Università Cattolica, Politecnico di Milano, Nomisma, Fondazione ITL e Consorzio Poliedra, non guarda solo alle luci, ma si sofferma sulle ombre di questo settore tanto strategico non solo per il territorio locale.
Un po’ di numeri
Logistica di Piacenza rappresenta oggi un asset fondamentale per l’intero Paese. Su scala provinciale conta 785 unità locali, circa 14.700 addetti (quasi 2.000 somministrati) con 2,2 miliardi di euro di fatturato e oltre 40 milioni di tonnellate di merci movimentate ogni anno al 90% circa su gomma. In particolare, dal 2012 al 2023 gli occupati sono cresciuti del 54%, mentre il volume d’affari è aumentato del 67%, con performance superiori alla media regionale e nazionale. Così, i grandi magazzini logistici piacentini oggi pesano per il 34% dell’intero comparto emiliano-romagnolo.
L’impatto economico va oltre il settore specifico. Per ogni euro di domanda logistica, si attivano 1,43 euro di valore aggiunto complessivo. Circa il 60% di questa ricchezza, pari a 1,3 miliardi di euro, rimane direttamente sul territorio provinciale. La domanda logistica sostiene in totale circa 35mila posti di lavoro, di cui quasi 24mila in provincia di Piacenza (attorno al 17% degli occupati totali).
L’impatto demografico
Secondo lo studio, l’aumento di popolazione in provincia di Piacenza nel periodo 2002–2025 (+8,7%) si è concentrato dove sono presenti i poli logistici (Castel San Giovanni: +16,3%; Piacenza e poli minori: +9,9%). Negli anni sono stati caratterizzati da un maggior afflusso di cittadini stranieri attratti dalle opportunità lavorative offerte dal settore. Si conferma così il ruolo strutturale dei poli logistici come importanti fattori di crescita demografica a livello provinciale. Questo vale anche per il futuro: le previsioni per il periodo 2025–2050 indicano un incremento del 10% per Castel San Giovanni e del 3% per Piacenza, mentre il resto della provincia perde popolazione.
Le criticità strutturali
Nonostante l’indubbio successo economico e demografico, l’indagine evidenzia diverse criticità strutturali. Il sistema logistico piacentino è ancora troppo orientato al semplice transito delle merci. Manca un’integrazione profonda con il tessuto produttivo manifatturiero locale. Prevalgono spesso attività a basso valore aggiunto che faticano a generare una ricchezza duratura.
Il consumo di suolo rappresenta una delle sfide più urgenti. Dal 1994 al 2025, la logistica ha occupato circa 634 ettari di territorio provinciale. La distribuzione dei magazzini logistici è concentrata nei poli di Piacenza Le Mose (30 unità, per 1.100.000 metri quadrati di superficie coperta) e di Castel San Giovanni (29 stabilimenti, 1.000.000 mq); mentre nel polo di Fiorenzuola e Cortemaggiore sono presenti 14 unità, con circa 210.000 mq, e a Monticelli d’Ongina e Pontenure si contano 5 stabilimenti con 150.000 mq coperti ciascuno.
Negli ultimi anni la velocità di edificazione è aumentata drasticamente. Si è passati da 19 a oltre 30 ettari consumati ogni anno. Questo fenomeno danneggia i servizi ecosistemici del territorio. La perdita di produzione agricola è stimata tra le 17 e 19mila tonnellate annue. Il danno economico per l’agricoltura oscilla tra 2,7 e 3 milioni di euro all’anno. In più, il costo della perdita di carbonio stoccato nel suolo tocca i 10,3 milioni di euro.
Anche l’inquinamento rimane un tema centrale per la Logistica a Piacenza. Il 10,4% delle percorrenze del traffico commerciale provinciale è imputabile alla Logistica e causa l’emissione di 168 tonnellate di ossidi di azoto ogni anno. Gli stessi immobili logistici impattano sull’ambiente per i loro elevati consumi energetici.
Il problema dei “working poor”
Sul piano sociale lo studio ha coinvolto 812 lavoratori dei principali poli piacentini. Sebbene l’87% abbia contratti a tempo indeterminato, emergono forti disuguaglianze. I lavoratori stranieri occupano quasi esclusivamente ruoli operativi di magazzino. Il reddito netto di molti di questi addetti è inferiore ai 1.500 euro mensili. Con tanti che devono affrontare costi elevati per affitto e rimesse all’estero. Per alcuni lavoratori, il reddito residuo mensile scende a soli 111 euro.
Si configura così un fenomeno preoccupante di “working poor” strutturale. Sono difficoltà che si estendono anche al settore abitativo. Oltre il 56% degli addetti stranieri dichiara di avere molti problemi nel trovare casa. In più, la carenza di trasporto pubblico verso i poli logistici genera forte insoddisfazione tra i lavoratori.
Un Patto per la Logistica
Per superare queste ombre profonde e radicate almeno da un quarto di secolo, lo studio propone un cambio di paradigma nella governance del settore. Secondo i ricercatori, la logistica piacentina è cresciuta negli anni in modo molto rapido ma frammentato, senza una regia unitaria capace di coordinare urbanistica, ambiente, mobilità, welfare e lavoro.
La proposta è la creazione di un “Patto per la Logistica”. Questo strumento servirà a coordinare enti locali, imprese, università e parti sociali. L’obiettivo è lasciare alle spalle la frammentazione attuale della governance, come ha sottolineato nel suo intervento anche Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna: “La sfida è superare la parcellizzazione che oggi indebolisce il settore, puntando anche su digitalizzazione, competenze e rigenerazione urbana”.
Cinque direttrici
Le nuove linee guida puntano su cinque direttrici principali. Occorre selezionare operatori capaci di offrire servizi avanzati e lavorazioni qualificate. Va privilegiato il riutilizzo di aree dismesse anziché consumare nuovo suolo agricolo. Lo studio suggerisce anche di potenziare l’intermodalità ferroviaria (nel 2024 ha movimentato solo poco più di 4 milioni di tonnellate di merci), sviluppando i terminal di Piacenza, Fiorenzuola e Castel San Giovanni per ridurre il traffico stradale.
Si punta poi sul “green warehousing”, migliorando progettazione e gestione dei magazzini, e sull’efficienza energetica degli edifici. Un’altra proposta innovativa riguarda l’introduzione del “Logistic manager”, una figura che dovrà raccordare i bisogni dei lavoratori con i servizi del territorio. Da istituire infine un Comitato strategico per indirizzare le politiche future.
“L’indagine mette a disposizione una diagnosi vasta e approfondita del comparto”, ha detto Vittorio Silva, responsabile del progetto, “con lo scopo di attuare una strategia adeguata alle sfide dei prossimi anni”. In questo quadro, ha affermato la presidente della Provincia, Monica Patelli, “dobbiamo accompagnare la crescita verso un modello sostenibile e integrato. Il Patto per la Logistica è la via per una visione condivisa”. Sperando che non resti scritto nel libro dei sogni piacentini per altri 25 anni.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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