Libertà: il quotidiano piacentino, quasi 140 anni di storia, torna nella piena disponibilità degli azionisti di maggioranza. L’annuncio della conclusione di una trattativa in corso da tempo è arrivato oggi in prima pagina del giornale. Il Gruppo Gedi, ex Espresso-Repubblica, ha ceduto il 35% delle sue quote nell’Editoriale Libertà Spa, in parte alla stessa società, in parte alla sua presidente Donatella Ronconi. Considerando che il restante 65% delle azioni dell’Editoriale Libertà è nelle casse della Fondazione Ronconi Prati, dal 28 luglio il 100% dell’azionariato del Gruppo è tornato ad essere piacentino dopo 21 anni. Stesso discorso per Telelibertà e la concessionaria di pubblicità Altrimedia. Era infatti il giugno del 2000 quando l’allora Gruppo Espresso era sbarcato in città e aveva rilevato quel 35%, determinante per consentire il passaggio di proprietà al ramo della famiglia Prati capitanato da Donatella Ronconi in lotta con gli altri eredi per il controllo del quotidiano.
Perché il Gruppo Gedi si è liberato della sua quota di minoranza, pare per una cifra superiore ai 5 milioni di euro? Sostanzialmente sono cambiate le sue strategie editoriali. Non c’è più interesse per il business generato dai quotidiani locali, che invece un tempo, sotto l’ombrello denominato Finegil, erano una ventina al fianco di Repubblica e del settimanale L’Espresso. La cessione di qualche mese fa alla Sae di Gazzetta di Reggio, Gazzetta di Modena, della Nuova Ferrara, associata a quella del Tirreno di Livorno, parla da sola. Pesano la crisi della stampa e della relativa raccolta pubblicitaria; dei cali di diffusione delle copie su carta, che in molti casi non sono supportati da una parallela crescita delle entrate per la vendita delle copie digitali.
Qual è invece il significato dell’acquisizione in casa Libertà? Difficile da dire, almeno in questa prima fase, al di là delle frasi di rito. Già con il 65% dell’azionariato, ben oltre la quota di maggioranza, il top management dell’Editoriale piacentina aveva ampi margini di manovra, guardando al futuro del quotidiano e delle altre attività del Gruppo. Quindi, almeno in un’ottica di mantenimento dell’assetto proprietario, risulta difficile, a maggior ragione in un momento tanto pesante anche per la stampa locale, capire la necessità di un investimento così cospicuo per ritornare al controllo del 100% dell’azionariato; risorse che potevano essere utili, ad esempio, per sostenere e rilanciare i vari asset editoriali, anche se il Gruppo piacentino in ambito locale gode di una posizione monopolistica, ma con la sua portaerei, il quotidiano cartaceo, che secondo gli ultimi dati a maggio gravitava in edicola a 14.117 copie cartacee dalle 16.104 dello stesso mese del 2020.
Diverso il quadro, ma qui entriamo nel campo delle ipotesi, se Gedi avesse aperto trattative per la cessione del suo 35% con interlocutori non graditi al gruppo dirigente di Libertà, magari anche piacentini. Il che avrebbe potuto portare alla decisione di rompere gli indugi ed esercitare il diritto di prelazione sulle quote messe in vendita. Insomma, meglio blindare la proprietà e così avere davvero le mani libere.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi







