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Caro direttore di Libertà, grazie dell’attenzione, ma non ci facciamo intimidire

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Gian Luca Rocco, direttore di Libertà (foto Carlo Pagani)

Caro direttore di Libertà Gian Luca Rocco, dopo “La parola della settimana” che oggi ci ha dedicato sul quotidiano piacentino, corre l’obbligo di una risposta. Non vogliamo tediare i nostri 23 lettori guareschiani, ma nella sua prestigiosa rubrica domenicale, alla voce “rosicare”, lei manda un messaggio sulla nostra testata giornalistica che riteniamo lesivo da diversi punti di vista davanti alla pubblica opinione. E quindi che merita di essere ripreso, visto che cerca di minare la nostra credibilità professionale.

Fatti, non parole

Partiamo dai fatti com’è nostra abitudine. Lo scorso 31 marzo si è tenuto un incontro sul giornalismo piacentino al PalabancaEventi. Nel nostro intervento abbiamo sottolineato come i collaboratori free lance, con un compenso di 10-12 euro ad articolo, non possano svolgere con dignità questa professione e quindi andrebbero pagati meglio nell’interesse della qualità dell’informazione, della libertà di stampa e del pluralismo. A seguito delle nostre parole, un lettore le scrive chiedendole un’opinione in merito. E lei risponde alla lettera su Libertà dicendo la sua.

Dopo questa replica sul giornalismo sottopagato, ritenendola quantomeno inopportuna, l’Associazione della Stampa Emilia-Romagna ha inviato le sue considerazioni a tutte le redazioni. E noi, a differenza di altri, abbiamo deciso di pubblicare la lettera dell’organizzazione sindacale, aggiungendo alcuni suggerimenti. Il tutto per migliorare le condizioni anche dei suoi collaboratori, visto che ha la fortuna di lavorare per un editore come la Fondazione Ronconi Prati, che non ha fini di lucro, essendo un ente del terzo settore; tra l’altro guidata dal noto avvocato piacentino Alessandro Miglioli, che vanta un passato da giuslavorista d’assalto con molte cause vinte a difesa dei più deboli anche in ambito giornalistico. Insomma, abbiamo fatto il nostro lavoro, esercitando il diritto di cronaca e d’opinione.

Chi rosica?

Lei oggi ci accusa invece di “rosicare”, e cioè in sostanza di essere mossi da “rabbia, gelosia o invidia” nei suoi confronti e del ruolo che riveste, perché pensa che ci piacerebbe essere al suo posto. Per farlo prende spunto dalla favola della volpe e l’uva, giocando maldestramente sul cognome che ci onoriamo di portare. Oltretutto, en passant si permette di gettare discredito sulla nostra professionalità, scrivendo: “Pare che questa volpe non godesse di grande stima nel bosco”, chiaramente alludendo al parterre piacentino a 360 gradi.

Da ultimo, chiude la sua autorevole rubrica con un passo che va citato dalla prima all’ultima parola: “Me la immagino quella volpe oggi: scriverebbe sicuramente su qualche social qualche commento negativo su chi quell’uva ha colto e mangiato oppure aprirebbe una pagina per sfogare il suo rosicare. Peccato che, alla fine, chi legge sia come quella cornacchia che ha assistito alla scena e non può fare altro che gracchiare o, al massimo, consigliarle un buon gastroprotettore. Pare che rosicare, infatti, crei forte acidità di stomaco a volpi ed esseri umani”.

Dalla fiaba al film

Sarebbe facile, caro direttore di Libertà, giocare come lei e risponderle parafrasando il titolo del famoso film di Luchino Visconti “Rocco e i suoi fratelli” in “Rocco e i suoi fardelli”, per interpretare il suo nervosismo nel rivestire questo ruolo prestigioso, malcelato nella sua rubrica di oggi. Ma non è nel nostro stile. Vogliamo però sottolineare alcuni punti sulla questione.

Innanzitutto, le ricordiamo che ilmiogiornale.net è una testata giornalistica registrata, al pari di quella che lei dirige. Pubblica notizie per i suoi lettori nel pieno esercizio delle sue prerogative e delle responsabilità stabilite dalla legge italiana. Quindi eviti di svilire il lavoro altrui: non si tratta di qualche pagina social che serve a sfogare il suo diletto rosicare.

In secondo luogo, oltre al dileggio nei nostri confronti, tipico di chi la mette sul personale per evitare di parlare dei fatti che lo coinvolgono, rileviamo un’altra questione che traspare dalle sue parole. E cioè la poca considerazione nei confronti dei lettori che vengono paragonati semplicemente alla cornacchia della fiaba.

Infine, si metta il cuore in pace: restando nel mondo animale, qui non vige la regola del cane non mangia cane. A vantaggio dei nostri lettori, che ahimè sono sempre di più, continueremo a raccontare quanto avviene non solo a Piacenza, perché si possano fare un’opinione indipendente. Anche quando i fatti riguardano il mondo dell’editoria, del giornalismo e dei suoi protagonisti come lei.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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